Psyops: L’uso della psicologia nei teatri di guerra

Spesso nei libri di storia si tendono ad analizzare i grandi vincitori delle guerre in base al loro quantitativo di armi belliche tralasciando, nelle dinamiche strategiche adottate, una parte psicologica che risulta essere davvero molto importante ai fini della vittoria.

Come un complesso e articolato orologio raffigurante la guerra, le psyops (operazioni psicologiche), in quanto essenziali ingranaggi, rappresentano quelle complesse e pianificate propagande contro uno specifico target utile a oscurare la sua normale intelligibilità. In altre parole, esse si avvalgono di un pianificato processo di selezione e diffusione di informazioni utili a plasmare gli obiettivi, le motivazioni e le ragioni di un determinato “gruppo ostile” allo scopo di mutarne il comportamento. I settori  per i quali possono essere utilizzate sono molteplici:

  • All’interno di complessi teatri di guerra civile;
  • Per rafforzare l’idea di legittimità nelle azioni proposte dai governi;
  • Per influenzare le popolazioni straniere;
  • Per ostacolare le propagande nefaste organizzate dal nemico;
  • Nei casi di supporto alla popolazione civile in campi minati;
  • Per aumentare le possibilità di vittoria all’interno di qualunque conflitto.

Come è possibile intuire dalle sue svariate applicazioni, la loro funzione è così essenziale, soprattutto nei giorni nostri, da rendere, queste tipologie di strategie sottili,  parte integrante di un conflitto.

Come SunTzu aveva già preannunciato nella sua “Arte della guerra”: sottomettere un esercito nemico senza combattere è prova di suprema abilità[1].

Gli ingenti sforzi che gli Stati attualmente stanno effettuando e approfondendo su questo ambito è indice di una maggiore consapevolezza dei suoi effetti anche di “combat reducer” specialmente oggigiorno dove la concezione comune mondiale è meno propensa ad accettare i sacrifici umani di qualunque tipologia, insieme alle considerazioni di quegli Stati democratici che, in ossequio a protocolli specifici, tendono ad  organizzare operazioni belliche di tipo “perdite zero”.

In virtù delle loro importanti funzioni, le operazioni psicologiche richiedono un grande sforzo di progettazione che, in quanto elemento complesso, non può fare a meno della conoscenza di tutte quelle variabili, connesse al nemico, utili a poter condizionare i suoi intenti e le sue azioni. Difatti, solo una scelta mirata dei messaggi e dei mezzi più efficaci può di gran lunga aumentare la riuscita della missione prefissata.

Un esempio cardine dei suo utilizzi durante la seconda guerra mondiale è possibile coglierlo  nell’uso che gli inglesi ne fecero, attraverso delle lezioni di inglese offerte gratuitamente attraverso la BBC, alle truppe naziste. A quanto pare, mediante le parole che venivano tradotte in inglese come “la nave sta affondando”, “voi siete deboli”, “brucerete”, “non varcate il canale”, i contingenti militari inglesi cercarono di immettere nella mente di Hitler, e i suoi militari, l’immagine che non appena avessero tentato di varcare il canale avrebbero appiccato loro fuoco. Della stessa portata strategica furono i messaggi sconfortanti trasmessi dalla famosa radio “Hanoi Hanah”, alle truppe USA da parte del Vietnam del Nord.

Ovviamente oggi l’uso di questo potente mezzo è sorretto da tecniche ancora più sottili che si avvalgono di complesse operazioni di “psyops nera” in grado di condizionare i comportamenti dell’avversario attraverso l’emanazione di messaggi trasmessi da fonti ingannevoli: si fanno credere che essi siano inviati da fonti amiche ma, in realtà, si celano dietro a degli inganni connessi direttamente agli scopi della fazione nemica. Durante il periodo del conflitto iracheno per esempio, le truppe americane fecero un pieno uso di questi messaggi attraverso la stazione radio Tikrit. Quest’ultima difatti seppur apparentemente gestita da fedeli  iracheni a sostegno di Saddam Hussein, era in realtà pilotata dagli americani al fine di condizionare il mondo arabo attraverso messaggi atti a dimostrare l’affievolimento dell’interesse per la stazione radio, e quindi dei fedeli, verso la causa terroristica.

 

[1]  Tzu Sun, “L’arte della guerra”, Mondadori  3 edizione (18 luglio 2018)