PIERCING E ADOLESCENZA

Il periodo adolescenziale è foriero di numerosi cambiamenti che investono ragazzi e ragazze sia a livello fisico che psicologico; ciò è dovuto soprattutto alle mutazioni neurobiologiche che caratterizzano questa fase. La necessità di barcamenarsi tra questi continui cambiamenti e la costante ricerca di un’identità da sviluppare e portare avanti fa sì che i giovani mettano in atto comportamenti che non sempre gli adulti comprendono; alcuni di questi riguardano il proprio corpo. Essi appaiono, oltretutto, in linea con una tendenza rilevata da alcune statistiche, secondo le quali l’interesse per piercing e tatuaggi negli adolescenti sta aumentando, soprattutto tra le ragazze.

Sembra quasi che esse abbiano una maggiore necessità di agire sul proprio corpo modificandolo attraverso artifici ornamentali; basti pensare al trucco, ai gioielli ed alla manicure. Chi si fa un piercing, maschio o femmina che sia, lo ritiene un abbellimento del corpo e di sé. Esso è visto anche come segno distintivo o di appartenenza ad un gruppo o una comunità. Insomma, in un piercing, un tatuaggio o la modificazione più o meno definitiva del proprio corpo o di una parte di esso, forti sono gli aspetti simbolici, soprattutto sociali che portano l’adolescente a prenderlo in considerazione. Tuttavia in casi estremi questa pratica può portare ad una sorta di dipendenza entrando in una spirale dalla quale è difficile uscire: il corpo diventa una sorta di trincea piena di fili spinati ed anelli, riducendosi, alla fine in una sorta di conformismo.

Il piercing viene spesso ad essere un rito di passaggio da un’età più innocente ad una in cui si sente la necessità di affermare la propria “forza decisionale”, soprattutto nel rapporto con i genitori, infatti questa decisione diventa spesso terreno di scontro in famiglia in cui ognuno cerca di affermare il proprio potere. Per alcuni, ancora, rappresenta qualcosa di simile ad un gioco e come tale viene fatto in modo assolutamente incosciente (fai da te, ambienti igienicamente poco sicuri, zone del corpo delicate) senza tener conto dei rischi cui si va incontro. D’altro canto la scelta di “farsi bucare” in zone più o meno rappresentative del proprio corpo può essere una scelta legata ad un trauma (spesso un abuso) che ha segnato l’anima e l’inconscio e pertanto richiede un’espressione esterna ed estetica della ferita che ci si porta dentro.

Inoltre la leggenda metropolitana che il piercing possa aumentare il piacere sessuale e sensuale porta molti giovani a mettere in atto questa dolorosa pratica su parti del corpo molto delicate (organi sessuali, labbra, lingua) senza che nella realtà dei fatti ci sia un’evidenza reale né documentata.

Nelle ragazze tutto ciò può essere amplificato. Infatti secondo alcuni studiosi la maggior tendenza del sesso femminile ad utilizzare il piercing come segno distintivo sarebbe dovuta ad una loro maggiore insicurezza rispetto al proprio corpo. A differenza dei coetanei del sesso opposto, esse vanno alla ricerca di quell’oggetto singolo che generi un apprezzamento della totalità del corpo in sé. Un’incessante ricerca dell’apprezzamento dei coetanei basato sulla convinzione di un giudizio costante alle quali sono sottoposte. Da ciò la necessità di “ornare” il proprio corpo.

È necessario capire quanto in questa manipolazione del corpo hanno peso le scelte degli adolescenti e quale può essere il ruolo dei genitori. I primi infatti tendono a mettere in atto la “marchiatura” del proprio corpo ma anche del proprio Io, come a volerlo “sottrarre” dalla “proprietà” dei genitori che se ne sono presi cura nell’età infantile: ecco il rito di passaggio ad uno stadio, una fase della vita in cui i genitori poco o nulla possono nei confronti dei figli. Arrivati all’adolescenza, maschi e femmine rivendicano questo ruolo di controllo sul proprio corpo e lo fanno nel modo più eclatante possibile; non tagliando i capelli o cambiandone il colore (o perlomeno non solo), ma agendo in modo drastico e definitivo su di esso con piercing e tatuaggi.

Non c’è una regola giusta o universale da tenere in considerazione per agire in questi casi, ogni adolescente, ogni famiglia hanno una storia a sé. Al di là delle debite precauzioni igieniche necessarie, senza il consenso dei genitori un adolescente non può sottoporsi al piercing ed è qui che entra in ballo la relazione genitori-figli. Vanno sicuramente presi in considerazione affidabilità e maturità dell’adolescente e se i genitori non sono d’accordo è necessario valutare insieme i pro e i contro, le motivazioni di tutte le parti in causa. Starà poi ai figli dimostrare che non è una scelta basata sulla seduzione dell’idea ma su una valutazione ponderata ed un desiderio reale.

Infine è necessario aprire gli occhi quando il piercing diventa eccessivo e ossessivo perché può indicare un disturbo profondo con il proprio corpo. In questo caso bisogna osservare anche altri comportamenti dei figli, valutandone condotte rischiose e virtuose. Quando l’ossessione per il piercing è indicativa di una tensione psichica che il ragazzo o la ragazza non riesce ad affrontare sul piano emotivo, il ricorso alla manipolazione del proprio corpo rappresenta l’espressione di una guerra interiore e misteriosa, la manifestazione di un’aggressività e di un’infelicità rivolta inconsciamente contro se stessi.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

 

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
Corso Europa, 12 - Frattamaggiore (NA)
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