Perchè essere coerenti è così difficile?

Accordo tra pensieri, sentimenti e azioni: questo è ciò che comunemente intendiamo per coerenza. In psicologia si chiama consonanza, un accordo, appunto, di quelli che suonano bene. Peccato che nella vita di tutti giorni poche volte accada. Alzi la mano chi non ha sentito persone, autoproclamatesi coerenti, compiere azioni da far storcere il naso. O ancora, guardando la “propria bisaccia”, chi di noi non si è mai trovato ad affermare qualcosa per poi negarla, poco dopo, con la propria condotta. Al di là della gravità dell’azione in sé, un comportamento incoerente, proprio o altrui, suona male: è, come direbbe Festinger, “dissonante”.

MA PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE ESSERE COERENTI?

  • Ogni giorno impariamo qualcosa di nuovo. Le conoscenze che acquisiamo possono, quindi, entrare in conflitto con le cognizioni precedenti, legate a un determinato comportamento.
  • Vivendo in una realtà complessa e difficile da controllare, non è mai tutto bianco o tutto nero. Le contraddizioni sono insite nella nostra natura e nelle situazioni che viviamo. Spesso ci troviamo di fronte a scelte dove le alternative sono entrambe positive o entrambe negative o, peggio, entrambe hanno aspetti sia positivi che negativi. Sono rare le situazioni con un grado di oggettività tale da originare opinioni e comportamenti con un basso grado di contraddittorietà.
  • Accettare un’idea generale non vuol dire essere d’accordo con tutte le sfaccettature che ogni singolo caso può presentare.

Quando si forma un’opinione o si prende una decisione, quindi, è naturale che si crei una certa dissonanza tra la cognizione dell’azione da intraprendere e le opinioni o conoscenze che orientano a un’azione diversa. Tale dissonanza crea, tuttavia, una certa tensione che porta la nostra mente a cercare di ridurla il più possibile. Quando sentiamo che qualcosa è incoerente, infatti, cercheremo di modificare il nostro pensiero a riguardo o il nostro agire. C’è anche chi ha così tanta paura della pressione che la dissonanza crea, dall’astenersi dal compiere un’azione o chi, dopo averla compiuta, afferma di aver fatto un errore pur di non entrare in contrasto con l’opinione di partenza.

Questi momenti si rivelano, però, più che necessari alla propria crescita personale. Spesso, infatti, ci comportiamo in un determinato modo perché quel comportamento risponde a qualche codice di astratti e nobili principi morali. Percepire la dissonanza, invece, vuol dire mettersi in discussione, mettersi in contatto con ciò che abbiamo di più umano, il famoso “cogito ergo sum”, penso quindi sono. Non bisogna stupirsi o aver paura delle dissonanze momentanee: il problema si pone quando il comportamento persevera, nonostante la credenza sottostante sia diversa, quando cioè si vive nell’incoerenza.

Il concetto di coerenza a tutti i costi è quindi una pretesa infantile che nasconde una profonda rigidità e incapacità di adattarsi agli eventi. Se, allora, pur di rimanere coerenti ci si nasconde dietro pensieri altrui e socialmente accettabili o, peggio, si mente a se stessi e agli altri, è proprio il caso di dire: benedetta incoerenza!

 

Bibliografia: Leon Festinger, Teoria della dissonanza cognitiva.

© Foto di Chiara Lombardi

 

 

 

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