La mente poetica: scrivere per ritrovare noi stessi

Poesia e benessere psichico

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.

Wislawa Szymborska

 

Vi chiederete: che cosa c’entra la poesia con la cura della mente? O con il benessere psichico? Certo, ci sono stati poeti dimenticati nei manicomi (il nostro Dino Campana ad esempio), cosi come ci sono stati poeti entrati ed usciti dalle porte della follia.

Ma questi sembrano argomenti da artisti, per quei pochi che hanno la fortuna, il coraggio e la volontà di scrivere poesie che verranno apprezzate dal mondo. Ed i comuni mortali? A che serve la poesia ai comuni mortali?

 

Poesia e Psiche

La poesia è legata alla vita interiore perchè è una forma di linguaggio che ha a che fare con l’inesprimibile. Le sue strutture, le metafore, i giochi linguistici e le atmosfere di cui si giova esprimono ciò che altrimenti rimarrebbe senza alcun tipo di espressione, muto, taciuto e per questo possibile causa di sofferenze, ansie e confusione.

Quello che fa la poesia è molto simile a quello che fanno psicologi e psicoterapeuti nei loro studi: provare a dare parola all’inesprimibile.

Solo dopo che le nostre parti più profonde hanno trovato le parole soddisfacenti per definirsi e farsi comprendere smettono di agire, di farci soffrire, di angosciarci e soprattutto di dominarci.

Come se diventassero cittadini finalmente riconosciuti nella nostra vita, membri della nostra famiglia interna, le parti prima inesprimibili ora sono meno lontane da noi, meno folli, meno angoscianti. In parole povere, stiamo meglio con noi stessi e con gli altri.

La struttura poetica della mente

Immaginiamo la mente come se fosse il pianeta terra, come lo si studiava a scuola: la crosta, il mantello, il nucleo.

Bene: seguendo questa curiosa metafora avremo all’esterno, nella parte corrispondente alla crosta, la razionalità, il calcolo, ciò che pensiamo di poter controllare e dirigere. E’ la parte più fredda, la ragione calcolante. Viene espressa facilmente attraverso il linguaggio discorsivo. Un linguaggio chiaro, limpido, pulito e tagliente.

Scendendo più a fondo, nelle profondità della nostra terra/mente, la temperatura sale, la materia si fa liquida, informe, carica di energia e calore. Entriamo nel campo dei sentimenti (più comprensibili e malleabili) e delle emozioni, sempre più primitive man mano che si addentra.

Badate bene, nessuno è escluso, tutti siamo abitati dalle emozioni, anche da quelle più primitive: la tristezza buia, la rabbia furiosa, l’invidia sadica, la follia incontrollabile, il dolore senza voce.

Tutto questo magma incandescente spinge contro le pareti della crosta razionale. E’ materiale che non può essere espresso con lo stesso linguaggio freddo della razionalità, ma necessita di un’altra forma di linguaggio: quello poetico, metaforico, simbolico, immaginifico.

Solo attraverso questi tipi di linguaggio il magma-emozione può esprimersi, fuoriuscire in superficie ed abbassare la pressione interna alla nostra mente/terra, facendoci provare sensazioni di sollievo, soddisfazione e piacere.

Pensiamo ai vulcani, le bocche che permettono al magma di fuoriuscire. Ne esistono di due tipi: i vulcani esplosivi, come il vesuvio, che accumulano per secoli tensioni sino ad esplodere sconvolgendo il paesaggio, ed i vulcani stromboliani, che regolarmente emettono lava, riequilibrando la tensione interna e causando meno fastidi. Bene, il linguaggio poetico può essere considerato come il modo per permettere alla nostra lava psichica di uscire, la crepa nella crosta razionale che ci avvicina a noi stessi attraverso un momento di rottura. Quanto più ci si permette di usare un linguaggio poetico, fatto di immagini, di simboli, di giochi linguistici, tanto più possiamo entrare nel campo dell’inseprimibile, dargli valore e permettergli di avere dignità. Guadagnandoci in benessere psichico ed evitando le esplosioni.

Scrive Hilmann: La mente è fondata nella sua stessa attività narrativa, nel suo fare fantasia. Questo “fare” e poiesis. Conoscere la profondità della mente significa conoscere le sue immagini, leggere le immagini, ascoltare le storie con un’attenzione poetica (…). Non soltanto i poeti sono poeti; una parte di ciascuno di noi funziona poeticamente ed appartiene alla classe poetica. Questa classe è continuamente impegnata nell’attività immaginativa, che dal punto di vista delle altre classi è sempre inutile e sempre una (…) perdita di tempo.

E Pascal: “Conosciamo la verità non soltanto grazie alla ragione ma anche grazie al cuore. In questo ultimo modo conosciamo i primi principi ed invano il ragionamento, che non vi ha punto parte, tenta di combatterli” .

 

E quindi?

Perciò non abbiate paura di immaginare, di sentire il vostro magma interiore e provare – privi di imbarazzi e giudizi – a creare il vostro linguaggio, di provare ad esprimere ciò che sentite con le parole che pensate possano funzionare al meglio.

Sperimentate: su carta, con un amico, in una lettera, in una poesia, dove volete. Quello è il vostro mondo, con le sue regole, nessuno lo può dipingere meglio di voi. Anche se all’inizio potrà sembrare strano, patetico o una stupida perdita di tempo quasi sempre finirà col rivelarsi un’utile esplorazione di voi stessi, che porta piacere e benessere.

Dott. Gabriele Ramonda

Psicologo a Chieri e Torino

www.psicologiaramonda.it

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Letture:

Blaise Pascal, Pensieri.

James Hillman, Le storie che curano, Raffaello Cortina, 1984.

 

 

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