MALATI DI GIOCO

Gli italiani spendono mediamente ogni anno circa 1.400 euro in vari tipi di giochi (dati forniti dal libro blu dell’agenzia delle dogane e dei monopoli), rendendo di fatto l’Industria del Gioco, con i suoi 76 miliardi di euro di fatturato legale, la terza impresa del Paese.
I giocatori sono per lo più pensionati che in genere hanno un’età superiore ai 70 anni e che entrano in tabaccheria, anche 10 volte al giorno, ad acquistare Gratta e Vinci di ogni taglio. A volte inoltre passano l’intera giornata davanti agli schermi che trasmettono le estrazioni al ritmo di una ogni 5 minuti.
Il trend è in crescita anche tra soggetti di età inferiore e con un tenore di vita medio-basso: il giocatore italiano infatti risparmia su cibo e vestiti ma investe sull’azzardo. Bingo, slot machine, Gratta e Vinci, Lotto, corse di cavalli: non c’è limite alla fantasia dell’industria del gioco che va ad alimentare l’illusione di riuscire ad arrotondare lo stipendio o l’esigua pensione ma, nella realtà dei fatti, finisce col far dilapidare gli averi e rovinare la vita.

 

Si tratta del GAP – Gioco d’azzardo patologico – e colpisce tra il 3 ed il 7% della popolazione italiana senza risparmiare nessuno. Chiunque, almeno una volta, ha voluto provare l’ebrezza dell’attesa nel “grattare” e sperare di diventare milionario. “Ti piace vincere facile?” così recita un noto slogan televisivo che induce tutti a pensare di potercela fare. Pochi dunque sono quelli che riescono a resistere, come pochi sono quelli che realmente vivono la svolta della vita.
Tra di loro ritroviamo i cosiddetti giocatori normali, quelli cioè che pur cercando l’illusione del guadagno facile, riescono a gestirsi ed a fermarsi quando è necessario, ed i giocatori patologici, quelli che nelle slot o nei cavalli “buttano” pensioni o stipendi interi, andando a rimpinguare le casse dello Stato, e che spesso finiscono in mano agli usurai.Le cause sono molteplici: in genere le persone partecipano al gioco d’azzardo per vincere una quantità di denaro o un oggetto che desiderano.
Alcuni giocano per il piacere o l’eccitazione che provano durante l’attesa, quell’adrenalina che sale e che non fa pensare a tutti i problemi che li affliggono nella quotidianità.
Altri usano il gioco come mezzo di inclusione sociale (gruppi che comprano biglietti della lotteria, o amici che giocano dei numeri al Lotto e dividono le quote della giocata).
Altri ancora vivono nell’illusione di migliorare drasticamente la propria situazione finanziaria con il classico “colpo di fortuna”.

L’impulso a giocare in modo ossessivo, se non riconosciuto e controllato, porta ad una vera e propria psicopatologia ascrivibile alle patologie del controllo degli impulsi. Il giocatore è portato a mettere in atto quel comportamento anche se è consapevole delle conseguenze del suo malsano gesto.
Alla base del gioco compulsivo sono spesso presenti sentimenti di inadeguatezza, insoddisfazione per la propria vita, paura, ansia, depressione che, invece di diminuire grazie a quel comportamento, peggiorano quando scema l’effetto dell’adrenalina, quella sensazione di potercela fare che tiene il giocatore sulle spine.
A volte trascorrere un po’ di tempo davanti allo schermo di una slot machine può sembrare l’unico modo per riprendersi da un litigio, da una discussione sul lavoro, ecc.. e quindi viene preferito ad un più sano confronto con se stessi che preveda la rielaborazione introspettiva di ciò che è successo.
A tutti è capitato di pensare a cosa si potrebbe fare con il denaro vinto: pagare dei debiti, cambiare macchina, viaggiare, fare dei regali a familiari e amici, smettere di lavorare, eccetera. In realtà poche volte succede ciò e se non si è abbastanza forti da spostare l’attenzione su quali sono i reali bisogni che vengono proiettati su un tagliandino da grattare si finirà con l’inseguire una chimera che ci porterà a rimetterci invece di guadagnarci.

Bisogna pertanto consapevolizzare la popolazione ad un tipo di gioco più consapevole, non basta solo pubblicizzare che “il gioco può portare dipendenza patologica” se poi ogni giorno si inventa un nuovo modo per attirare i giocatori. Bisogna, realisticamente ed in modo forte, agire sulla mentalità dei cittadini per portarli a conoscere e valutare in modo più consapevole ciò a cui si arriverà.
L’aiuto che va dato ai giocatori patologici deve venire dalla famiglia che deve valutare attentamente i comportamenti del giocatore ed indirizzarlo verso una cura più specifica fatta non solo di psicoterapia, ma, all’occorrenza anche di psicofarmaci.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
Corso Europa, 12 - Frattamaggiore (NA)
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