La solitudine descritta in una lettera

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Scrivo questa lettera perché non so con chi parlare. La scrivo nella speranza che qualcuno, fuori dalla mia stanza, possa trovare nelle mie parole il conforto che io non ho mai avuto e che tanto desideravo.
Parto con il dire che il sentirsi soli e il decidere di esprimerlo non è un capriccio, né un modo di attirare l’attenzione. Spesso deriva solo dalla nostalgia di essere capiti in un mondo che ormai sembra, per alcune persone, un luogo ostile in cui vivere, lontano dai propri pensieri e dalle proprie ambizioni.
Non so perché questo accade, ma so per certo che quando si permette alla paura di governare la propria vita, si finisce in un posto di gran lunga peggiore di quello che si stava cercando di evitare.
Penso che tutti, chi più chi meno, si siano trovati anche per un solo istante nella condizione di non riconoscersi con nessuno, di sentirsi spaesati…soli.
Ma cosa accade quando questo strano sentimento ci accompagna in ogni istante della nostra vita? Perché guardiamo un mondo, fuori dalle nostre finestre, che si muove senza di noi? Come mai non possiamo, o non riusciamo, a farne parte?
E’ chiaro che in quei momenti tutto sembra nero. A volte risulta troppo difficile spiegare, e spiegarsi. Sembra impossibile condividere con gli altri quel buco nero che ci prende l’anima, troppo lontano da afferrare e descrivere, ma abbastanza vicino per condizionarci la vita.
Avrei voluto elencare qualche atteggiamento tipico di chi ” si sente solo”, ma la verità è che spesso siamo gli ultimi ad ammettere e capire la nostra situazione, tanto che mi pare troppo difficile trovare delle parole che possano in qualche modo aiutare chi non si sente compreso da nessuno, in uno stato d’animo portato dentro come un peso.


Lo chiamo stato d’animo perché in me rispecchia la mia vita…e ho pensato tante volte che fosse un sentimento stupido, un pensiero maligno, una privazione che non sapevo spiegarmi…ma non ho mai trovato un modo di curare questa mia visione della vita che accompagna le mie giornate come un’ombra, e che tanto detesto.
So per certo che molti di voi si sono sentiti dire ” e perché non esci con gli amici? perché non trovi qualcuno con cui passare il tuo tempo? vuoi venire con noi? ”
Quello che in tanti dicono, ma che nessuno realmente capisce, è che questo dolore non sta quasi mai nella presenza o meno di qualcuno. La gente esce, i giovani si trovano, le famiglie si riuniscono…eppure mi appare evidente, crescendo, che questo brutto sentimento ha poco a che fare con la compagnia. La mancanza di comprensione porta alla solitudine.
E’ un meccanismo naturale che ti porta a non voler uscire con quella tua amica, a non voler andare a quella certa cena di lavoro..il disagio che porterebbero queste situazioni, totalmente estranee a noi, sarebbe insopportabile…ma anche la solitudine lo è.
E’ come uno stacco di vita, in cui ci si trova nel mezzo di un mondo diviso a metà , nessuna delle quali rispecchia il proprio essere.

E’ esattamente in quel momento, in cui ci si trova nella sottile striscia di mondo che non sta né da una parte né dall’altra, che ci si sente soli.

Come ho già detto, ho scritto questa lettera nella speranza che qualcuno possa trovare comprensione…conoscendo me stessa, però, so che queste parole non possono cambiare lo stato d’animo di chi si sente come me.

Mi è capitato, a volte, di sentirmi chiedere di cosa avessi bisogno. Non ho trovato risposta…E’ come se dalla mia vita volessi qualcosa di più, che però non so né descrivere né pensare. Stare nel bivio ad aspettare qualcosa che non si conosce fa male,  ma i modi di uscire sono pochi e spesso ai miei occhi anche inutili.

E’ cosi, e forse lo devo accettare. Non so come aiutare me stessa, e non so come farmi aiutare dagli altri. Mi sento sola, come se nessuno notasse la mia presenza, come se fossi totalmente invisibile agli occhi del mondo, in una bolla che mi divide da tutto il resto, un’altro mondo che solo io posso vedere…è terribile.

Vorrei solo poter vivere la mia vita in modo normale, con gli stessi sentimenti di chi mi sta attorno, senza dover dare per forza ad ogni situazione un risvolto pesante, insopportabile, grigio…

Mi dispiace se non ho trovato le parole giuste per aiutare chi si sente come me. In fondo, quando permettiamo ai pensieri negativi di offuscare ciò che amiam0 della vita, siamo proprio noi a stabilire la fine della giornata.  Si tratta solo di stare in equilibrio su quel filo sottile che forse, con tanta sfortuna, ci porteremo dentro per sempre.

 

 

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