I pilastri della manipolazione mentale

Partendo dal presupposto che non è possibile applicare le tecniche manipolative a chiunque e che non esiste una universalità di strategie in grado di avere un’efficacia totale e diretta sulla percezione della vittima, è plausibile affermare che ad oggi è possibile evitare di subire i meccanismi della manipolazione solo attraverso un’attenta analisi critica di quelli che sono i suoi processi manipolatori. Oggigiorno, in un contesto sempre più dinamico e variegato, si sente spesso parlare di sette e gruppi religiosi carismatici in grado di condizionare le abitudini e le percezioni dei propri adepti attraverso senzienti armi in grado di bypassare il sistema difensivo delle persone che ne subiscono gli effetti. Sebbene questo problema risulti essere di modesta entità in Italia, è possibile ritrovare alcuni di questi meccanismi in molti altri contesti della vita quotidiana perciò, affinché si possa tutelare la propria salute psicofisica, è fondamentale sviscerare tutti quei principi base che sorreggono il grosso pilastro della manipolazione mentale. Ciò che però dobbiamo prima chiederci è: cos’è realmente questo processo manipolatorio? Esso è quell’influenza, sottile e intellegibile, in grado di modificare in modo parziale o totale la percezione che il soggetto subente ha di se stesso e della realtà circostante. Per quanto riguarda i suoi effetti nefasti, sono notevoli e spesso non vengono realmente presi in considerazione: variano dall’asservimento psicologico e affettivo al senso di colpa immotivato, per non parlare di tutte quelle situazioni dove si è quasi plagiati e costretti a dipendere mentalmente da altre persone o organizzazioni di vario genere. In tal caso, al fine di stilare le proprie linee difensive, è fondamentale riconoscere e disinnescare le pratiche  manipolatorie.

Il primo elemento sicuramente da tenere in considerazione è prettamente psicologico in quanto appartenente al rapporto intrinseco tra uno stimolo indotto e la reazione consecutiva dovuto a questo. In altre parole è possibile avere degli stati emotivi particolari (con le dovute reazioni fisiche) attraverso stimoli esterni tali da creare i cosiddetti “riflessi condizionati” che sono alla base di ogni forma di condizionamento. Ivan Pavlov, scienziato prestigioso vincitore di premio nobel, riuscì a dimostrare in un suo esperimento come fosse possibile condizionare dei cani attraverso il suono di una campanella che sostituisse l’intensa salivazione che gli stessi avevano durante la vista del cibo che si apprestava ad essere consumato da loro. In altre parole, un semplice stimolo esterno fu in grado di generare particolari reazioni indotte. Tutto ciò, come è facilmente intuibile, poteva essere ottenuto anche attraverso dei “rinforzi”, negativi o positivi, che venivano diffusi sotto forma di premi o punizioni. Un secondo aspetto fondamentale consiste nell’isolamento: chiunque voglia manipolarvi cercherà di allontanarvi dai vostri cari, amicizie e a tutto ciò che avrà un’importanza cruciale per voi. La privazione di questi elementi indebolisce la vittima e la rende più sensibile e vulnerabile agli attacchi manipolatori. In aggiunta, è possibile affermare che i rinforzi, trattati precedentemente,  hanno maggiore presa nel soggetto isolato e privo di “elementi di disturbo”. Arrivati a questo punto interviene un elemento devastante per il soggetto che, nel caso di una setta, si trova già immesso all’interno dell’organizzazione: il controllo sociale. Una volta isolato, esso si ritrova catapultato in una nuova realtà di persone che già hanno aderito alla nuova ideologia. In questo modo, essi fungeranno attraverso il pensiero di gruppo da rinforzo positivo, manipolatore, in grado di trasmettere modelli interpretatiti e comportamentali che pian piano ridefiniranno il suo “nuovo Io”.

Arrivati a questo punto gran parte del processo di sottomissione e conversione è già avvenuto, in maniera quasi naturale per la vittima,  basterà solo aggiungere qualche ingrediente di contorno per forzare ancora di più il processo di sottomissione. Che si tratti di forme di deprivazione sensoriale o del sonno, oppure di meccanismi ben architettati di torture subdole nonché l’uso di stupefacenti o di forme strutturate di linguaggio; l’obiettivo sarà sempre quello di minare la capacità di pensare e di agire autonomamente della vittima. Mantenere alto il proprio spirito critico, preservare il proprio tessuto ideologico, riuscire a identificare i meccanismi nefasti che si celano dietro le tecniche manipolatorie, sono i pilastri cardine per costruire una difesa efficace a queste forme di condizionamento.

 

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Angelo Alabiso

Ricercatore, promotore nonché studente in materie affini alla criminologia, alla psicologia, alla criminalistica e all'intelligence.

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