UNA DIPENDENZA PATOLOGICA: INTERNET

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Internet. 

Un cambiamento epocale. Il maggior cambiamento degli ultimi tre secoli secondo Perrella e Caviglia (2014). Internet ha letteralmente cambiato il nostro modo di pensare.

Ad oggi non esiste settore che non sia stato trasformato dal progresso e dalla diffusione di questa tecnologia.

Siamo tutti interconnessi grazie al World Wide Web.

E, sì, siamo nell’era digitale.

Abbiamo accesso a mondi sconfinati, ma paghiamo un prezzo molto alto in turbe emozionali, dissociative e cognitive.

Nuova “era”, nuove patologie.

Parte integrante di queste “New Addiction” (Nuove Dipendenze) è la IAD = “Internet Addiction Disorder” (Dipendenza da internet o netomania).

Goldber, nel 1995, fu il primo a proporre questo nuovo disturbo per il DMS. (Manuale Statistico Diagnostico. Il manuale più diffuso per effettuare le diagnosi ai pazienti. Una sorta di guida alla categorizzazione dei disturbi tramite sintomi, caratteristiche d’esordio e via dicendo).

Ma cos’è esattamente una dipendenza?

 

LE DIPENDENZE:

Una dipendenza non è per forza un male.

Quando siamo poco più che neonati “dipendiamo” totalmente da nostra madre e nostro padre eppure questo non ci sembra essere un problema, anzi.

Una dipendenza però, può diventare una vera e propria patologia.

Vediamo 3 definizioni calzanti di 3 autori differenti per inquadrare cosa sia una dipendenza patologica:

Dipendenza Patologica secondo Caretti e La Barbera (2005):

Forma morbosa determinata dall’uso di distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento. Specifica esperienza caratterizzata dal bisogno di essere ripetuta con modalità compulsive. Una condizione invasiva in cui sono presenti fenomeni di craving*, assuefazione e astinenza, in relazione ad un’abitudine incontrollabile che il soggetto non può allontanare da sé”.

*Craving: desiderare ardentemente

Dipendenza Patologica secondo Peele (1985):

La dipendenza patologica può scaturire da qualsiasi potente esperienza la cui sensorialità ha lo scopo di alleviare il dolore, l’ansia e altri stati emotivi negativi, attraverso una diminuzione della coscienza o innalzamento della soglia di sensibilità”.

Dipendenza Patologica secondo Steiner (1993):

Rifugi della mente”.

IL CASO DI INTERNET

Quando parliamo di dipendenze è probabile che ci vengano in mente per prime le dipendenze da droghe e sostanze chimiche. E’ più difficile che ci venga in mente per primo internet.

Questo perché non vi è una sostanza illecita in gioco. Utilizzare la rete è un comportamento lecito e socialmente accettato. Un comportamento condiviso da adulti e bambini, in ogni momento, da ogni luogo e con molteplici device o strumenti.

Cinque sono i comportamenti più diffusi dagli utilizzatori patologici della rete, secondo gli studi della dott.ssa Young (2003) riportati dal Dottor Ettore Zinzi:

  • Dipendenza da Cybersesso(Cybersexual Addiction)

Riguarda tutto il materiale vietato ai minori di 18 anni, a partire dalle immagini pornografiche, giochi e film, fino alle vere e proprie schermaglie di tipo erotico (in tempo reale). Il cybersex è però anche una relazione erotica tra due persone. Per chi soffre di questo disturbo il sesso migliore è quello che si fa con un partner attraente e compiacente, ma senza alcun tipo di coinvolgimento. Negli Stati Uniti si stima che 1/5 dei soggetti con diagnosi da IAD sia dipendente da attività sessuali on-line (Yung, 2003).

Segni clinici individuati da Young:

1) impiega di solito gran parte del tempo per stare nelle chat-rooms e nelle messaggerie private con il solo proposito di trovare argomenti cybersex.

2)  si preoccupa di trovare il partner sessuale.

3)  impiega frequentemente la comunicazione anonima per esprimere fantasie sessuali atipiche, che non verrebbero espresse nella vita reale.

4)  si aspetta alla successiva sessione di provare eccitazione o gratificazione sessuale.

5)  si sposta frequentemente da materiale cybersex al phone sex.

6)  nasconde le proprie interazioni sessuali agli altri.

7)  prova colpa o vergogna per il proprio uso della Rete.

8)  inizialmente si eccita quando si trova accidentalmente davanti a materiale            cybersex, successivamente lo ricerca attivamente.

9)   si masturba nel corso delle chat erotiche.

10) considera il cybersex come la forma primaria di gratificazione sessuale, riducendo          l’investimento sulla propria partner reale.

 

  • Gioco d’azzardo on-line compulsivo (Compulsive on-line gambling)

l gioco d’azzardo compulsivo è un disturbo già da tempo riconosciuto e contemplato dal manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM IV). La possibilità di accedere da casa a casinò virtuali, oppure a siti per scommettitori, facilita sicuramente lo sviluppo di tale compulsione, che può divenire ancora più grave e deleteria per la vita di relazione ed economica e interessare fasce di età sempre più giovani. Il bambino che accidentalmente si trovi collegato a questi siti, può liberamente entrarvi, dichiarando un’età maggiore di quella effettiva. In alcuni college statunitensi sono stati scoperti molti studenti giocare d’ azzardo con le carte di credito dei propri genitori.

Segni clinici:

1) ha bisogno di giocare d’ azzardo con quantità crescenti di denaro per raggiungere l’ eccitazione    desiderata.

2) è preoccupato per il gioco d’azzardo.

3) dice bugie ai membri della famiglia o ad altri, per nascondere il protrarsi del gioco d’ azzardo.

4) è irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’ azzardo.

5) ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo.

6) gioca d’ azzardo per fuggire dai suoi problemi o per alleviare un umore disforico.

7) ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa: il lavoro, oppure opportunità  scolastiche o di carriera, per il gioco d’azzardo.

8) ha commesso azioni illegali come falsificazioni, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare, il gioco d’azzardo.

 

  • Dipendenza da MUD (MUDs Addiction)

Le MUDs (Multi Users Dungeon o Multi User Dimension) sono giochi di ruolo che utilizzano la Internet per dare la possibilità agli utenti di giocare fra loro simultaneamente. Prevedono la creazione di un personaggio, spesso di natura fantastica, con cui il soggetto si identifica e gioca. Se i giochi di ruolo tradizionali presentano notevoli elementi di depersonalizzazione, le Mud possono essere ancora più  “tossiche”, perché si avvalgono di una tecnologia che rende meno plausibile ed evidente il contesto ludico, facilitando l’identificazione del giocatore con il personaggio (Cantelmi T. e Talli M, Novembre, 1998).

Segni clinici:

1) Impiega di solito gran parte del tempo per giocare con i MUD (nelle sue più diverse forme).

2) Ha ripetutamente tentato, senza successo, di controllare, ridurre o interrompere l’uso dei MUD.

3) Perdura in questa attività, nonostante incorra in problemi sociali, familiari ed economici, verosimilmente causati o esacerbati dall’uso dei MUD.

 

  • Dipendenza da Cyber-relazioni (Cyber relationship Addiction).

Una parte delle persone affette da IAD provano una forte spinta a stabilire relazioni amicali-affettive mediante chat a scapito dei loro rapporti reali, familiari e sociali. Spesso la conoscenza che si crea tra le persone che abitualmente si collegano fra loro rimane confinata entro i limiti del www. Viene per così dire allontanata l’idea di conoscersi realmente per mantenere un immagine (virtuale) di sè e dell’altro, soddisfacente o addirittura idealizzata.

Segni clinici:

1) Ha bisogno di passare molto tempo in Rete per intraprendere relazioni amicali e/o sentimentali.

2) Perde interesse per le relazioni amicali e/o sentimentali off-line.

3) Ha ripetutamente tentato, senza successo, di controllare, ridurre o interrompere il protrarsi degli scambi amicali e/o sentimentali on-line.

 

  • Dipendenza da eccessive informazioni (Information overload Addiction)

Questa dipendenza si caratterizza per la ricerca estenuante di informazioni, protratta dall’individuo per gran parte del tempo di collegamento. Le informazioni vengono ricercate con modalità di “Web-surfing” (passare da un sito all’altro) e/o indagini senza fine su materiali archiviati in banche dati. Sostiene la Young che “ci sono persone che desiderano accedere immediatamente al massimo aggiornamento possibile sulle informazioni correnti, trovandosi poi intrappolati in un eccesso informativo” (Young K., 2000). Lo studio “Glued to the Screen: An investigation into information addiction worldwide “, basato su un campione di 1000 persone di varia nazionalità (inglese, statunitense, tedesca,ecc.), evidenzia che più del 50% delle persone intervistate ricerca in modo accanito le informazioni presenti in rete, procedimento questo, che se cronicizzato può diventare segno clinico

Segni Clinici:

1) Ha bisogno di passare molto tempo in Rete per trovare notizie, aggiornamenti o qualsiasi altra informazione.

2) Ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre o interrompere l’attività di ricerca.

3) Perdura in questa attività nonostante incorra in problemi sociali, familiari ed economici, verosimilmente causati o esacerbati dalla ricerca eccessiva di informazioni.

 

CONCLUSIONI E STRATEGIE DI INTERVENTO:

L’utilizzo incontrollato di internet può dunque portare a caratteristici disturbi e patologie.

La rete necessita di attenzione nel suo utilizzo. Non è detto che tra qualche tempo, a partire dalla scuola, non si instauri l’ora di “Internet” per dare agli alunni direttive su come utilizzare questo mezzo potentissimo ma potenzialmente pericoloso.

In attesa di questa proposta dal Ministero dell’Istruzione, i Dottori Perrella e Caviglia ci suggeriscono delle strategie di intervento per non cadere nella dipendenza, soprattutto per bambini e adolescenti.

  • Compilare un diario, quanto tempo trascorso in rete e quanto no.
  • Computer in un posto visibile. Evitare dunque che i ragazzi si rintanino nelle loro camerette
  • Regole, sul come e quando utilizzare Internet.
  • Attività fuori di casa
  • software di controllo e protezione.
  • Comunicazione tra genitori e figli.

 

 

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Bibliografia dell’articolo:

Perrella, R., Caviglia, G. (2014). Dipendenza da internet: adolescenti e adulti. San Marino: Maggioli Editore

Dr.Ettore Zinzi: https://ettorezinzi.wordpress.com/tag/dipendenza-da-mud-muds-addiction/

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Giacomo Fumagalli

Laureato Scienze e Tecniche Psicologiche Bicocca.
In formazione in PPSDCE Bicocca (Psicologia dei processi Sociali, Decisionali e Comportamenti Economici).
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