IL DIFFICILE RAPPORTO TRA MADRI E FIGLIE

Il rapporto tra madri e figlie è sempre difficile. Spesso un semplice confronto diventa una discussione, un litigio che raggiunge toni esagerati portando a discussioni infinite ed esasperate. La relazione madre-figlia si protrae attraverso le generazioni secondo una tipologia basata sullo scontro più che sull’incontro, andando a penalizzare anche gli altri componenti della famiglia, soprattutto i maschi. Il tutto spesso parte da particolari insignificanti come cibo, gusti televisivi o vestiti.

L’utilizzo di toni esasperati che caratterizza spesso il confronto tra madre e figlia ha, al di là di tutto, una sua utilità. La tendenza delle due parti in causa è quella di colpevolizzarsi a vicenda. Soprattutto le figlie incolpano le madri di un comportamento inadeguato, salvo poi, quando diventano mamme, mettere in atto gli stessi comportamenti affrontandoli dall’altra parte della barricata.


È certo che a nessuno fa piacere quando le cose trascendono portando a toni troppo vigorosi, ma bisogna dire che un vivace scambio di opinioni diventa utile nel favorire la crescita di una ragazza, spesso in età adolescenziale, affinché essa impari a prendere le misure di se stessa riuscendo a capire quali sono i propri limiti e le proprie possibilità come donna. Del resto c’è una minima consapevolezza che si sta arrabbiando pur sempre con la madre e che quest’ultima rappresenta la persona che per anni si è presa cura di lei e mai la attaccherà per farle del male ma solo per insegnarle qualcosa.
Ed ecco che lo scontro serve alla figlia per valutare quanto vuole recepire del modo di essere della madre e quanto invece vuole vivere ed agire in modo diverso. Anche perché per trovare la propria strada, deve conoscerne diverse e quella della madre sarà sicuramente quella che riuscirà a comprendere meglio.

Dal lato della madre bisogna fare attenzione alla percezione di tutto ciò. Sebbene possa sembrare infatti un passaggio scontato quello di crescere attraverso il confronto, per alcune donne/madri esso viene visto come una sorta di tradimento, un rifiuto dei propri consigli, della propria guida. Andando a provocare quella ferita narcisistica da parte di una persona portata in grembo per nove mesi, di cui ci si è prese cura per tanto tempo ed in diverse situazioni e sulla quale spesso si punta tanto in termini di aspettative e desideri.

Le mamme dovrebbero essere capaci di capire a mente fredda che non possono avere la pretesa di creare dei cloni di se stesse. Le figlie dovrebbero essere aiutate a crescere in un’ottica di differenziazione che permetta loro di attingere dalla madre comportamenti e credenze, ma avendo la possibilità di mettere in atto in modo autonomo i propri desideri, anche se non coincidono con quelli che esse vorrebbero.
Del resto, una madre è stata anch’ella figlia e analizzando i propri vissuti potrà sicuramente ritrovare alcune assonanze tra i propri comportamenti e quelli della figlia.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
Corso Europa, 12 - Frattamaggiore (NA)
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