Come le storie ci trasformano

storie ci trasformano;

Le storie che ci cambiano

 

Il modo in cui narriamo la nostra storia influenza il nostro modo di percepire, di sentire e di relazionarci con gli altri. Non è quindi un caso se le storie, i miti, le leggende, le fiabe e le favole sono da sempre utilizzate dall’umanità come modi per trasmettere la conoscenza, i valori e le tradizioni. Ogni tipo di conoscenza può essere strutturata in modo narrativo, e spesso in questo modo risulta più facile da ricordare e da utilizzare; questo vale persino per la conoscenza scientifica (vedi ad esempio Wolfe, 2016).

Fin da bambini, siamo immersi in un mare di racconti: a tavola ascoltiamo le giornate dei familiari, le fiabe ci accompagnano nel sonno e anche i film e i cartoni animati, dotati di trama, ci narrano un mondo in cui gli eventi si susseguono seguendo fili logici, a volte più manifesti, altre volte più nascosti e misteriosi.

E ogni storia che ascoltiamo ci trasforma: ognuna ha un suo patrimonio da raccontare, ognuna spiega e dice qualcosa di noi, degli altri, o del mondo. Non è un caso, quindi, che le storie possano essere un potente fattore di cambiamento, anche in psicoterapia.

Le storie in psicoterapia

 

Secondo alcuni autori, la psicoterapia è un processo narrativo (White, 1992), all’interno del quale l’interazione fra il terapeuta ed il paziente costruisce una realtà, o una sua colorazione, un modo di interpretarla, che permette di vivere meglio, di acquisire un benessere o un equilibrio emotivi e psicologici migliori, e diversi (Watzlawick et al., 1974; Mattila, 2001).

Per raggiungere questi risultati, possono essere utilizzati molti strumenti diversi; tra questi, le prescrizioni terapeutiche, l’utilizzo nel colloquio terapeutico delle metafore e dei racconti (Watzlawick et al., 1974; Erickson, 1983; Nardone, 2007). Essi sono più efficaci se rispettano alcune caratteristiche:

 

Devono elicitare delle sensazioni, non dare spiegazioni.

Più avanti nell’articolo, riportiamo due esempi di piccole narrazioni: nel primo abbiamo voluto trasmettere un senso di scoperta e di avventura, la passione per il nuovo e il senso di stupore per qualcosa che non si conosceva. Non abbiamo utilizzato spiegazioni razionali o didascaliche, ma descrizioni, sensazioni, immagini fugaci ma evocative.

Un racconto viene raccontato per un motivo.

Ogni intervento metaforico del terapeuta viene utilizzato per raggiungere un certo risultato, e la forma che lo caratterizza deve essere conforme a quell’obiettivo (Gordon, 1992). E’ importante infatti ricordare che se le storie ci trasformano, noi possiamo trasformare loro, e adattarle a ciò che vogliamo ottenere. Ad esempio, un piccolo racconto come quello che segue utilizza una trama narrativa praticamente assente, compensata da tratti di immagini di vita e di esperienze del narratore, che dovrebbero aiutare ad identificarsi con lui. Può essere un utile espediente per “far sentire” la bellezza del nuovo, della scoperta, e anche di qualche piccolo rischio, quando dovessimo trovarci di fronte ad un paziente che incontra difficoltà a sperimentare la dimensione dello sconosciuto.

 

….perchè ci sono tanti tipi di biciclette. Voglio dire, certo! Sono tutte biciclette. Hanno due ruote, i freni, il sellino, a volte le luci e i raggi, altre volte quelle ruote senza raggi, i pedali e spesso le marce. Sono biciclette. Però sono anche tutte diverse, e anche questo è ovvio, basta salirci per rendersene conto. Ci sono quelle alte, quelle basse, da uomo, da donna, le mountain bike, le bici da corsa, oppure quelle acrobatiche che andavano quando ero bambino, le BMX mi pare si chiamassero.

E se chiudo gli occhi, mi sembra di rivederla la mia BMX: nessuno dei miei amici sapeva bene come usarla al meglio, e non era la più veloce sul rettilineo perchè non aveva le marce, ma potevo andarci dove volevo, sull’asfalto o sulla terra, superare dei gradini, delle buche, e fare dei piccoli salti.

E quando con i miei genitori ci trasferimmo nella casa nuova non conoscevo il quartiere e la BMX mi portò un po’ in giro. Dapprima feci il giro attorno a casa, la strada centrale ad anello, ma poi potevo arrivare fino allo stop su cui si affacciava quel supermarcket discount, oppure al canale Villoresi, che quando era il periodo di annaffiare i campi si riempiva d’acqua come una botte.

E pian piano la mia BMX mi aveva portato anche in centro, dove potevo comprare le caramelle, o in biblioteca, dove potevo starmene solo quanto volevo a leggere (Lankton e Lankton, 1989).

 

Ma se al contrario, dovessimo trovarci di fronte a qualcuno che troppo facilmente si lascia trasportare dalle proprie emozioni e sensazioni, trovandosi poi immerso in situazioni completamente sconosciute che non è in grado di gestire, potremmo utilizzare un racconto come quest’altro:

 

Un importante uomo d’affari decise di raggiungere un famoso imam e trascorrervi un periodo in cui studiare e apprendere i segreti della meditazione e della preghiera. Arrivato a destinazione, abbandonò con piacere la sua fiammante Mercedes all’ingresso, e iniziò il suo apprendistato spirituale.

Dopo un mese di ritiro, sentiva di essere rigenerato dall’esperienza, e pronto a fare ritorno, rinnovato e arricchito, alla sua vita ed ai suoi affari. Quale la sua sorpresa quando all’uscita non trovò più la sua macchina! Rubata!

“Così dunque mi ripaga Dio, del tempo che Gli ho dedicato!” Esclamò disperato in direzione dell’Imam, accorso a vedere.

“Abbi fede E lega bene il tuo cammello”  rispose però, imperturbabile, l’altro (Owen, 2004).

 

 

Dott. Giacomo Crivellaro

Psicologo Psicoterapeuta a Firenze e Parma

www.giacomocrivellaro.it

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Bibliografia

 

Erickson, M. H. (1983). La mia voce ti accompagnerà. I racconti didattici di Milton Erickson. Roma: Astrolabio.

Gordon, D. (1992). Metafore Terapeutiche. Modelli e strategie per il cambiamento. Roma: Astrolabio.

Lankton, C. H., Lankton, S. R. (1989). Tales of enchantment. Goal-oriented metaphors for adults and children in therapy. London: Routledge.

Mattila, A. (2001). Seeing things in a new light: Reframing in therapeutic conversation. (Rehabilitation foundation research reports 67/2001). Helsinki, Finland: Helsinki University Press.

Nardone, G. (2007). Cambiare gli occhi, toccare il cuore. Aforismi Terapeutici. Firenze: Ponte alle Grazie.

Owen, N. (2004). Le parole portano lontano. Firenze: Ponte alle Grazie.

Watzlawick, P., Weakland, J., Fisch, R. (1974). Change: la formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio.

Wolfe, T. (2016). Il regno della parola. Firenze: Giunti Editore.

White, M. (1992). La terapia come narrazione. Proposte cliniche. Roma: Astrolabio.

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Giacomo Crivellaro

Sono Psicologo e Psicoterapeuta Breve Strategico. Libero professionista, ricevo a Firenze e a Parma; sono ricercatore e psicoterapeuta ufficiale del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, e membro del comitato scientifico dell'Associazione Sentire le Voci.Mi occupo di Terapia Breve e di cercare soluzioni terapeutiche efficaci per gli Uditori di Voci e le loro famiglie. Sul sito www.giacomocrivellaro.it si trovano altre informazioni ed i contatti.

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