BAMBINI STRANIERI: INTEGRAZIONE E APPRENDIMENTO

Sempre più diffusa è la presenza nelle classi italiane di bambini di origine straniera. Ma per capire come favorire l’integrazione è le difficoltà che questi bambini possono incontrare è necessario capire cosa intendiamo quando parliamo di “bambini stranieri”. Tale espressione infatti rappresenta un’insieme di situazioni che sono variabili ed eterogenee rendendo difficile un intervento unico e generalizzato ma bisogna creare e mettere in atto un percorso predefinito per ogni singolo caso. I fattori cognitivi che vengono coinvolti sono solo una parte del problema, non possono essere bypassati o non considerati fattori come quello sociale, familiare, culturale, ecc.

Spesso questi bambini hanno dei ritardi o mancanze nell’apprendimento dovuti soprattutto alla scarsità di stimolazioni ricevute o alle differenze nelle modalità e nelle politiche scolastiche e didattiche. Inoltre non bisogna dimenticare che la misconoscenza della lingua sicuramente non favorisce un apprendimento lineare e chiaro, questo fa sì che i loro livelli di conoscenze e competenze didattiche siano molto inferiori a quelli dei loro omologhi italiani. I dati purtroppo lo confermano: la percentuale di bambini stranieri di tutti gli ordini di scuola si trova in una situazione di ritardo scolastico. La cosa che incuriosisce è che anche quelli di origine straniera nati e cresciuti in Italia hanno tassi di promozione molto inferiori a quelli italiani.

Ciò porta a diversi interrogativi: “Perché gli alunni di origine straniera hanno maggiore difficoltà negli apprendimenti scolastici e difficilmente raggiungono livelli di rendimento ottimali?”, oppure: “Perché anche quelli nati in Italia nonostante tutto non raggiungono gli stessi livelli dei loro quei coetanei italiani?”. Ed infine: “Oltre alle diversità linguistiche e lo svantaggio sociale (che non è sempre presente)?” si possono ritrovare anche altri fattori più specifici

Ciò che risulta costante nei bambini di origine non italiana è una forte difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana che si evidenzia nella comprensione dei testi scolastici anche quando non siano presenti disturbi specifici. Il limite che i bambini affrontano in questa fase è legato probabilmente ad una forte esposizione alla loro lingua d’origine che li penalizza soprattutto nello stadio relativo alla comprensione ed all’interiorizzazione del testo scritto e parlato. È proprio in questo frangente che si evidenziano i limiti e difficilmente si riescono a superare le difficoltà. La scuola ha il compito di rilevare queste difficoltà ed agire su di esse con progetti ad hoc che permettano all’alunno di evolvere e ridurre il divario con i suoi compagni. Programmazioni e strategie che riescano ad agire sul potenziamento della lingua italiana scritta e parlata.

È necessario distinguere le carenze dovute a Disturbi Specifici dell’Apprendimento da quelle dovute a fattori socioculturali. Questi possono amplificare i primi laddove siano presenti, Ma non possono crearli. Sarà quindi una convergenza degli indici delle prove diagnostiche a dare un responso in un senso o in un altro. Sulla base dei risultati diagnostici quindi si sceglieranno interventi mirati al sostegno ed al potenziamento delle abilità per i DSA o per i casi di svantaggio linguistico, interventi che hanno l’obiettivo di stimolare e potenziare le abilità linguistiche e la comprensione dei livelli più profondi.
Tanti sono i bambini stranieri che giunti in Italia si trovano ad affrontare l’inserimento in un paese, con un suo sistema scolastico ed allo stesso tempo l’apprendimento di una nuova lingua (molto spesso con idiomi diversi) e materie diverse. In questo caso è importante valutare e lavorare sulla motivazione, su un atteggiamento negativo nei confronti dell’ambiente scolastico.

Conoscere come le difficoltà legate alla lingua di origine si sviluppano e si evolvono è importante per capire come e dove agire. A livello comunicativo la seconda lingua viene appresa in modo sufficiente in un arco di tempo che varia dai 6 mesi ad un anno (in base a fattori diversi tra cui il più importante è senz’altro quello della provenienza geografica) ma le difficoltà nell’apprendimento della seconda lingua tendono a scomparire sistematicamente se non vi sono disturbi specifici dell’apprendimento.

Il ruolo della scuola è quello di vigilare su situazioni specifiche così da rilevare eventuali difficoltà. Si tratta molto spesso di un problema che ha solo bisogno di essere rilevato, compreso profondamente ed affrontato. Progettando interventi mirati o full immersion in sessioni di recupero la cosa può essere affrontata e risolta tranquillamente. Ma anche incrementare il livello di motivazione allo studio può portare grossi risultati migliorando l’atteggiamento nei confronti di esso e della scuola per affrontare il processo di apprendimento al meglio.

Altro punto su cui lavorare è il metodo di studio che assume valore molto importante nel successo scolastico soprattutto in casi di difficoltà degli apprendimenti. Un lavoro sul linguaggio tecnico ed il lessico delle singole materie favorisce un miglioramento della conoscenza linguistica nei bambini stranieri; bisogna focalizzarsi soprattutto sulla comprensione sintattica e sulla comprensione delle frasi idiomatiche (Dosso, 2008).

Infine, non meno importante è dare la possibilità ai bambini stranieri che abbiano difficoltà con la lingua italiana di sperimentarsi con essa più attivamente e costantemente integrando momenti e spazi specifici oltre quelli curriculari in cui l’alunno possa confrontarsi con i compagni, ciò che va preso in considerazione è il fatto che il bambino molto probabilmente a casa parlerà solo la lingua d’origine così com’è probabile che anche ciò che vede in tv o che lo circonda sarà allegato fortemente alla cultura d’origine.

Concludendo: è necessario tener conto degli anni di scolarizzazione che il bambino possiede nella scuola di origine. Un bambino che giunge in Italia in età da scuola media probabilmente avrà difficoltà con l’apprendimento proprio perché gli mancheranno le basi della sintassi grammaticale della lingua italiana, quindi si dovrà fare in modo che egli acquisisca quelle regole per poter apprendere e padroneggiare la lingua. È importante mantenere il giusto equilibrio tra le richieste scolastiche e le capacità di risposta che ha il bambino.

Per approfondire:
Marta Murineddu “Le difficoltà di apprendimento dei bambini stranieri” in “Psicologia e scuola” anno 31°, Mag-Giu 2011, pp.32-39

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
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