Look At Me, un’app per l’autismo

Si chiama Look At Me, l’applicazione inventata dalla Samsung per Android, che aiuta i bambini autistici nella comunicazione e nelle relazioni.

L’idea che “eccessiva tecnologia faccia male alle generazioni” e provoca problemi e dipendenze, si contrappone a quella della tecnologia come mezzo efficace di cura e benessere.

Più di 60 milioni di persone al mondo soffrono di autismo, che ha esordio nella prima infanzia e resta tale per tutta la vita. Difficoltà dell’interazione e scarsa empatia, anomalie della comunicazione, resistenza al cambiamento e livello di QI adeguato sono le caratteristiche più generali dell’autismo, la cui diagnosi ultimamente è aumentata significativamente.

L’interesse delle persone autistiche è rivolto principalmente verso oggetti e giochi particolari (aerei, macchinine, treni, dispositivi digitali). Così, testata su 20 bambini per otto settimane, Samsung ha creato un’app che considera gli interessi, le abitudini e i riti ossessivi dei bambini e li utilizza per creare una relazione con i genitori, contatto oculare e, perché no, un pizzico di empatia: collaborando con dottori e professori delle Seoul National University e Yonsei University della Corea, è nata Look At Me.

L’attenzione degli ideatori, prima di tutto, sul contatto oculare: la capacità di mantenere il contatto visivo è, infatti, un problema serio dei bambini autistici, che rende difficili le relazioni. Un bambino autistico non rende partecipe l’altro, lo utilizza in modo strumentale e questo inevitabilmente comporta una conduzione di vita diversa dal solito. Ne deriva spesso l’infelicità o la difficoltà di approcciarsi di un genitore, per il quale non è facile sostenere una relazione quasi unilaterale, nonostante l’amore profondo che possa provare per il proprio figlio.Grazie a Look At Me, la capacità di mantenere il contatto visivo sembra sia migliorata addirittura del 60%.

Look At Me stimola e mantiene i bambini concentrati, attraverso l’utilizzo della fotocamera degli smartphone e le smart camera di Samsung. L’app è strutturata in sette divertenti missioni interattive di circa 15 minuti, per ognuna delle quasi è previsto un sistema a punti, premi ed effetti visivi e sonori, mentre i livelli possono essere personalizzati in base agli obiettivi raggiunti. Attraverso la fotocamera, i bambini possono imparare a leggere l’umore delle persone, riconoscere le loro facce e scattare foto di differenti espressioni.
Questo video vi renderà l’idea più chiara.


Ma i regali semplici e quotidiani della tecnologia non finiscono qui. Qualche tempo fa, per esempio, sui Social girava una lettera scritta della madre di Gus, bambino autistico, che ringraziava la Apple per aver creato Siri, software di riconoscimento vocale, che da corda a suo figlio, risponde gentilmente alle domande che spesso lei non è in grado di sostenere. Siri è per Gus spalla, amica, modello di comportamento, non si stanca o intristisce per l’anaffettività del piccolo ed è “felice” di essere d’aiuto a chi la considera. Finché un giorno Gus, ha esordito con una richiesta sorprendente.

«Gus: “Siri, mi vuoi sposare?”

Siri: “Non sono il tipo da matrimonio.”

Gus: “Non intendo adesso. Sono un bambino. Dico quando sarò un adulto.”

Siri: “Il mio accordo con l’utente non include il matrimonio.”

Gus: “Oh, ok.” Gus non sembrava troppo deluso. Era un’informazione utile da avere, anche per me, dal momento che per la prima volta ho scoperto che pensava al matrimonio. Si è rigirato per addormentarsi.

Gus: “Buona notte, Siri. Dormirai bene stanotte?”

Siri: “Non ho bisogno di dormire molto, ma è carino che tu me lo chieda.”»

Può sembrare che una applicazione come Look At Me o un software come Siri allontanino i bambini dal rapporto con le altre persone: così non è, perché la tecnologia, che rientra tra i pochi interessi che colpiscono l’attenzione dei bambini autistici, è mezzo efficace di scoperta delle relazioni e delle emozioni. Resta il fatto che la tecnologia da una parte rinsalda, dall’altra indebolisce i rapporti, ma è questa la sua drammatica meraviglia.

 

Originariamente pubblicato in http://www.tribunaitalia.it/2015/06/07/look-at-me-unapp-per-lautismo/

 

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Silvia Demita

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