“Her” diventa realtà: il suo nome è Karen

La migliore life coach è nel nostro cellulare: si chiama Karen, paragonata a Samantha, protagonista del famoso film “Her”.

Non si tratta di una life coach come tutti gli altri. Entra lentamente nella nostra vita e ci fa compagnia come una vera amica. Karen ci dà appuntamenti, ci aspetta, ci manda notifiche per ricordarci che lei è lì per noi. All’inizio fa una promessa: “Ti farò scoprire cose di te che non immagini” e al temine del periodo di attivazione dell’app si ha la possibilità di acquistare il proprio profilo psicologico a 3 dollari e 99.

La novità è che Karen ci parla attraverso dei video in cui è impersonata dall’attrice televisiva inglese Claire Cage: si approccia all’utente facendo alcune domande (Ti stressi facilmente? Hai avuto un’infanzia felice? Ti sforzi di pensare positivo? E così via) e raccontando anche di sé e della lunga relazione da cui è appena uscita. Karen è una di noi, una bella donna, giovane e divorziata a cui facilmente ci si può affezionare. Empatica, amichevole e molto presente nella vita dell’utente.

A metà tra un gioco e uno storytelling, è un prodotto del team inglese di Blast Theory (composto dal trio Nick Tandavanitj, Ju Row Farr, Matt Adams), insieme alla National Theatre Wales e al supporto dell’Università di Nottingham: lanciata sul mercato il 16 Aprile scorso è oggi acquistabile gratuitamente ed è disponibile per iOS e Android, solo in lingua inglese. Grazie all’aiuto della psicologa Kelly Page, il team ha scoperto tecniche di misurazione della personalità e, insieme all’utilizzo di tecniche psicometriche, ha potuto catalogare e organizzare le informazioni che l’utente concede alla coach. Il risultato è un profilo psicologico che stupisce l’utente stesso.

Karen è la nuova life coach che sognavamo (o che vogliono farci sognare?). L’idea è nata dal fascino che i produttori hanno riscontrato nell’intimità e nello strano rapporto che lentamente è venuto a crearsi tra chiunque e il proprio smartphone. Gli inventori dell’app hanno tenuto a sottolineare che la fatidica Her, ospitata nei cinema mondiali nel 2013, è nata dopo l’ideazione di Karen: già da tempo erano al lavoro per la creazione di un life coach coi fiocchi.

Il paradosso è che Karen non vuole aiutare a migliorare la vita altrui: lo scopo, invece, è porci di fronte alla stranezza dei rapporti che creiamo con la tecnologia, sostenendo che spesso diventano ancora più profondi rispetto a quelli con le persone reali. Blast Theory vuole scuotere e dare consapevolezza agli utenti e lo fa attraverso un metodo molto sottile, quale è spingere l’utente ad affezionarsi all’app per poi sperare che abbia paura di aver provato affetto per una persona che non esiste. È un progetto contemporaneamente affascinante e inquietante: un’app che permette  la creazione di un rapporto profondo con la tecnologia, più che denunciarlo, potrebbe stimolarne la crescita.

“Samantha ma con quante persone parli mentre parli con me?”
“8316”
“E di quanti di questi ti sei innamorata?”
“641. Ma questo non danneggia l’amore che provo per te”

Così parlano Samantha e Theodore in Her, un film tanto fantascientifico quanto reale.

 

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Silvia Demita

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