IL PRIMO VIAGGIO INIZIATICO E’ DI UNA DONNA

Come potresti aver notato, si parla poco di eroine donne e di personaggi al femminile che compiono imprese fuori dal comune. Il focus è sempre sul coraggio maschile e sulle prodezze degli uomini.

Oggi voglio parlarti del primo viaggio iniziatico (ad opera di una donna!!): la storia di Inanna, antica dea sumera, enigmatica e complessa.

 Il mito di Inanna è la prima discesa degli inferi della storia, il primo contatto volontario con la propria Ombra*. 
Nella mitologia sono diverse le donne che hanno intrapreso il viaggio iniziatico che le ha condotte negli angoli più oscuri e temuti del proprio spirito. 
Alcune hanno viaggiato forzatamente (il mito di Persefone, rapita da Ade:Leggi qui), altre hanno scelto spontaneamente di scendere negli Inferi. La potenza di Inanna riside nel fatto che lei sceglie, è frutto della sua decisione, intraprendere questo viaggio
 Tutte queste donne non sono state più le stesse al ritorno. Hanno acquisito più forza, fiducia, sicurezza e consapevolezza.

Inanna è una dea sciamanica le cui antiche tavolette di argilla sono state rinvenute in Medio Oriente. Il mito è di origine sumera e, dai tanti elementi presenti, rivela la presenza di civiltà molto antiche dominate da donne, come quella di CatalHuyul in Anatolia.

La leggenda narra che un giorno Inanna decise di far visita a sua sorella Ereshkigal, regina del mondo di sotto. Dispose alla sua prima ministra (donna) Ninshuba che, se non avesse fatto ritorno entro 3 giorni e 3 notti, avrebbe organizzato i riti funerari e invocato l’aiuto delle maggiori divinità per venire in suo soccorso. Presi questi accordi, Inanna cominciò la sua discesa.

 Al primo dei sette cancelli degli inferi la Dea venne fermata dal custode, Neti, che le chiese il motivo della visita. Inanna spiegò che intendeva rendere omaggio alla sorella Ereshkigal, signora dell’oltretomba, e che voleva porgere le sue condoglianze per la morte del marito Gugalanna.
Inanna dovette lasciare  parte dei suoi ornamenti lungo il cammino. Ad ognuno dei 7 cancelli, pezzo dopo pezzo, Inanna si spogliò di tutti i suoi gioielli e vestiti finché si trovò nuda al cospetto della sorella Ereshkigal. La Dea giunse al cospetto della Sorella, spoglia dei simboli della regalità (alcuni dicono anche dei suoi splendidi capelli), e nuda si accostò a lei.

Con lo sguardo, Ereshkigal la pietrificò e Inanna rimase prigioniera nel mondo di sotto (altre versioni dicono che fu squartata ed appesa ad un gancio dietro il trono della sorella)
Dato che la sovrana non aveva fatto ritorno, Ninshuba fece ciò che le era stato ordinato e chiamò Enki, padre della dea, che intervenì in suo aiuto.
Enki creò due creature Kurgarra e Galatur che, come mosche, riuscirono a passare attraverso le porte.

Le due creature accompagnarono Ereshkigal, la dea oscura sofferente, durante le sue lamentazioni, i suoi gemiti e le sue espressioni di dolore.
La dea oscura colpita dall’atteggiamento compassionevole  offrì loro doni e benedizioni. Kurgarra e Galatur riuscirono a riavere il corpo di Inanna. Dopo averla rianimata, Inanna si riebbe e inizio la risalita.
Quando si affronta il topos letterario della discesa agli inferi, i riferimenti noti, sono tutti a personaggi maschili: Odisseo, Enea, Dante ecc.

Non si accenna nemmeno al fatto che la prima discesa negli inferi di cui si abbia notizia nella tradizione è quella di Inanna, dunque di un personaggio femminile. La dea compie il suo viaggio oltremondano non tanto per mettere alla prova le sue qualità “eroiche” ma per incontrare la sorella Ereshkigal, regina degli inferi, rappresentante del suo lato Ombra.

La discesa negli inferi di Inanna racconta una forma di eroismo diversa da quella propagandata dai classici eroi greci e romani. La sfida più importante per la dea è il contatto e la conoscenza di se stessa, che conduce all’unione del mondo superno e infero.

Secondo una delle versioni del mito,Ereshkigal  appende ad un gancio, piantato alla parete, Inanna. Ella è così obbligata a vedere ciò che accade nel mondo degli inferi, a prendere consapevolezza della desolazione e della morte che regnano.
Grazie a questo viaggio introspettivo, Inanna apprende i misteri della morte e della rinascita, venendone iniziata.

Il processo di morte e putrefazione di Innanna dura tre giorni e rinvia anche al periodo mestruale in cui la donna simbolicamente percepisce la morte nel suo corpo, attraverso lo sfaldamento dell’endometrio.

Esotericamente si potrebbe riassumere la storia di Inanna con il motto: “Sacrificio di ciò che sta sopra per ciò che sta sotto”.
La discesa e l’incontro con le parti oscure di sé predispongono a una liberazione istintuale forte e benefica. Per far ciò è necessario essere nudi e guardarsi dentro con sincerità e compassione.

 Alla fine del mito, Inanna riceve un gioiello prezioso, ovvero il dono di saggezza seppellito sotto le sofferenze; mentre Ereshkigal è incinta.
Le due sorelle, dopo le tante peripezie, si abbracciano e Ereshkigal le dona la grazia.

 Come Inanna è necessario essere disponibili a stringere alleanza con la Dea oscura, le forze dell’inconsce, per integrare i suoi poteri.
Come recita Clarissa Pinkola Estés nel libro “Donne che corrono coi lupi”:

Essere capaci di sopportare la faccia della spaventosa Dea Selvaggia senza vacillare, affrontare cioè l’immagine della madre crudele. Familiarizzare un po’ con l’arcano, lo strano, l’alterità del selvaggio. Assumere alcuni suoi valori nella nostra vita, diventando un po’ strane in modo bello. Imparare ad affrontare il grande potere altrui e successivamente il proprio. Lasciar morire ancor più la bambina fragile e troppo amabile”.

E’ necessario intraprendere un percorso, con la guida di una persona esperta, che aiuti a stringere alleanza con questa parte oscura affinché, invece di sabotarci, possa essere nostra alleata.

 

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