SPORTIVI E PRESTAZIONE. LA NOTTE PRIMA DELLA GARA

Ognuno nell’affrontare una prestazione sportiva mette in campo innumerevoli caratteristiche personali che insieme determineranno l’andamento della stessa prestazione ma che allo stesso tempo influenzano la notte prima della gara. L’incapacità di riuscire ad affrontare la notte che precede la gara in modo sereno è spesso legata a fattori ansiogeni come l’ansia da prestazione ma può anche essere dovuta a fattori ambientali e/o familiari.

Per raggiungere la migliore performance in gara è necessario partire dal presupposto che mente e corpo non sono slegati ma complementari. Partendo dalla considerazione che il sonno è un apparente stato di quiete nel quale però avvengono diverse e continue attività cerebrali che portano cambiamenti e che quindi è necessario ricercare un sonno ristoratore, capace cioè di favorire un riposo non solo fisico ma anche mentale, restare insonni la notte prima della gara a causa di stati di ansia o tensione legati alla competizione appare come un atteggiamento poco funzionale ma presente in molti atleti.

Non tutti gli atleti affrontano la cosa allo stesso modo: alcuni riescono tranquillamente a dormire l’intera notte svegliandosi riposati e pronti ad affrontare la prestazione, altri invece non riescono a mettere da parte tutti quei meccanismi ansiogeni che gli faranno passare una notte in bianco. Esistono infine anche atleti che non riescono a dormire un giusto sonno ristoratore dopo la prestazione. In ogni caso i più “sfortunati” sono senz’altro quelli che affrontano la notte che precede la gara con un carico emotivo ed ansiogeno che li porta ad accusare malesseri fisici e difficoltà di concentrazione dando vita, di conseguenza ad una prestazione deludente costellata di errori.

Spesso la preparazione per affrontare una gara è fatta da allenamenti, impegni vari, attenzione ai particolari, insomma un carico emotivo e di stress non indifferente che si riflette sulla quotidianità dell’atleta ma soprattutto sul suo sonno. La capacità di reggere “il peso” della competizione non è da tutti e spesso porta l’atleta ad arrivare alla gara stanco e stressato, rendendo prestazioni inferiori al proprio livello. A questo punto sorge spontanea una domanda: “Quale potrebbe essere il motivo per cui un atleta riesce a dormire ed un altro no prima di una prestazione?”. La risposta sta nella capacità più o meno sviluppata di affrontare e gestire le proprie emozioni. Bisogna partire dal presupposto che gli atleti non sono delle macchine, degli automi orientati al raggiungimento di uno scopo. È necessario dare alle proprie emozioni il giusto valore ed “allenarsi” a non farsi sopraffare da esse. Vivere le emozioni pienamente, come punti di forza per fare sempre meglio, aiuta a vederle come spinta verso il raggiungimento di un obiettivo, non come qualcosa che ci tira verso il basso. Esse fanno parte di noi, perché combatterle? È più utile servirsene e sfruttarle al meglio. È necessario sviluppare quella che molti chiamano “Intelligenza agonistica”, cioè la capacità di prevedere, progettare, affrontare e superare le sfide, prima di tutto con se stessi, poi con gli altri e con l’ambiente. Questa capacità è presente in tutti noi, bisogna solo riconoscerla ed allenarla. Un’ottima modalità per utilizzarla al meglio e focalizzassi sul cosiddetto “Principio ordinatore” cioè cercare, riconoscere e mettere in pratica l’ordine nel caos. Schematizzare attentamente le fasi della prestazione, sia essa agonistica o amatoriale aiuta di integrare corpo e mente in un’espressione delle caratteristiche che ognuno possiede: sincronia, forza, energia, ritmo e attivazione.

Un consiglio che si può dare a coloro che vivono la competizione con ansia è di ridimensionare correttamente l’aspetto sportivo nella propria vita. Infatti è giusto che l’attività fisica, anche quella sportiva abbiano una rilevanza, ma esse non devono essere le uniche ragioni di vita, non è pensabile stare sveglio un’intera nottata pensando alla gara del giorno dopo. Alcune strategie da mettere in atto la notte prima della gara potrebbero essere utili: innanzitutto è bene non modificare le proprie abitudini di vita. Ad esempio: se siamo abituati ad andare a dormire alle 23 perché mettersi a letto alle 21 e passare due ore insonni? Così come non si può pensare che “esperimenti” di qualsiasi tipo per favorire un buon sonno che funzionino con altri possono funzionare anche per noi. Il tentativo di rilassarsi non deve essere un obbligo, il sonno deve venire da solo, soffermarsi sul tentativo di addormentarsi in modo quasi ossessivo non farà altro che peggiorare la situazione. Leggere, guardare la tv possono essere degli ottimi mezzi per favorire il sonno.Non rimuginare continuamente sull’imminente competizione è un buon modo per non rimanere “schiacciati” dal pensiero. È buona norma preparare tutto il necessario per la gara e “chiudere il borsone” anche mentalmente la sera prima, o meglio ancora nel pomeriggio che precede la gara, così da non avere un’incombenza in più al mattino che non favorisce il totale rilassamento.
Una considerazione finale va fatta sul sonno. Come detto, esso rappresenta un’esigenza fisiologica ristoratrice del nostro organismo. Varia in quantità e qualità col passare del tempo, è legato sicuramente allo stato d’animo che ci caratterizza, ma è necessario riconoscerlo anche come indicatore dell’equilibrio della persona. Se il nostro stile di vita è equilibrato, se siamo capaci di “dialogare” con noi stessi imparando a conoscerci, a conoscere i nostri punti di forza e di debolezza, saremo capaci anche di gestire il sonno in quei momenti, quando cioè l’ansia da prestazione la fa da padrona.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano
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