Sesso, attrazione e fedeltà spiegate dalle neuroscienze

Spero che sarete tutti daccordo se definisco l’amore un sentimento universale.

Bene. Nel caso sia così, è abbastanza ovvio ipotizzare che alla base di questo sentimento ci sia l’azione di certe molecole e determinate connessioni cerebrali proprie della biologia umana e non della sua cultura. Cercherò di essere ancora più esplicito: l’amore è un fatto di cervello non di cuore.

Del resto ci si innamora dell’aspetto fisico, della voce, persino dell’odore di una persona. Vista, udito, olfatto e poi gusto e tatto, tutte cose che vengono processate nel cervello, non nel cuore.

Siamo schiavi della nostra biochimica.

Le fasi dell’amore secondo la biologa, antropologa e psicologa (chi più ne ha più ne metta) Helen Fisher sono tre: Sesso, Attrazione e Fedeltà. Ogni fase ha la sua specifica organizzazione biochimica.

 

Sesso

Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che stimola il testosterone e gli estrogeni. In questa fase non siamo ancora sicuri di avere trovato l’altra metà della mela ma abbiamo una voglia pazza di mangiarla.

È la fase della carnalità. Cerchiamo il corpo dell’altro perché vogliamo farci sesso. O almeno questo sarebbe l’approccio più sano all’amore.

Tutti i possibili incroci tra parter teorizzabili dalla bandiera arcobaleno della tolleranza lgbt sono perfettamente normali e mediati da questi ormoni. Le derive biologiche sono altre, per esempio la castità. Dal punto di vista della natura sono più vitali due uomini che fanno sesso tra loro di due che non lo fanno proprio.

Alcune forme di asessualità per esempio sono dovute proprio da un livello di testosterone o di estrogeni più basso del normale.

Attrazione

In questa fase l’oggetto del nostro desiderio diventa una droga. Siamo ossessionati dal suo pensiero, calano i livelli di serotonina e aumentano quelli di dopamina e norepinefrina. Basta la vista, anche in foto della persona amata per attivare il nucleo caudato, una zona antica del cervello responsabile dei meccanismi che producono il piacere e gestiscono gli impulsi verso le gratificazioni.

Il cervello ci obbliga a cercare costantemente lui o lei.

Quando la dopamina viene distribuita in giro per il nostro cervello aumenta la nostra attenzione, ci sentiamo più energici, euforici e così aumenta la motivazione focalizzata su ciò che scatena tutto questo: la persona che amiamo.

Siamo talmente motivati che possiamo passare tutta la notte a parlare con lui o lei senza dormire, non si è mai sazi di coccole e baci, scriviamo milioni di parole su whatsapp perché ci sembra in questo modo di accorciare la distanza. Siamo talmente allucinati dalla chimica cerebrale che saremmo disposti a trasferirci, cambiare lavoro, fare qualunque pazzia per amore.

 

Fedeltà

La fedeltà è mediata da un ormone chiamato ossitocina, un ormone comunemente associato nel legame madre figlio. La natura ha predisposto una fase di mantenimento utile per l’accudimento della prole. C’è tanta variabilità tra persona e persona, non tutti sembrano biologicamente progettati per la fedeltà, o meglio per la monogamia.

Certo, restare insieme per tutta la vita al proprio partner è una bella sfida per chiunque, ma sembra che ci siano persone più predisposte di altre ad affrontarla.

 

 

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