Relazioni virtuali in un mondo reale: quali effetti

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“L’uomo occidentale è sempre più altrove – connesso nella nebbia – e sempre meno ancorato al corpo e alle sue sensazioni profonde”

 René Spitz

Le tecnologie digitali hanno modificato la nostra vita, le nostre modalità relazionali e indebolito le nostre risorse psicologiche.

Esse ci danno la possibilità di dissociarsi e questo significa sostanzialmente che passiamo più tempo “dissociati” nel mondo virtuale piuttosto che “connessi” nel qui ed ora della nostra vita reale. Che conseguenze ha tutto questo?  A parte vedere coppie o gruppi di amici che a tavola guardano il proprio smartphone invece che interagire tra loro …

Pietro Trabucchi, nel libro “Tecniche di resistenza interiore”, dedica un intero capitolo al tema dal titolo “Erosione del reale: benvenuti al discount del narcisismo”.

Da un punto di vista psicologico, spiega Trabucchi, la caratteristica del mondo virtuale è quella di rendere minima la possibilità di confronto; nel mondo virtuale infatti, i feedback non sono immediati e concreti e lasciano spazio all’immaginario. In altre parole? Oggi ci relazioniamo a un mondo che è più immaginazione che esperienza diretta e dunque, spesso, illusorio.

Quali sono gli effetti di tutto questo?

  • Indebolimento del senso di realtà
  • Perdita dei limiti dell’ego
  • Aumento dell’illusione di possedere una conoscenza completa degli eventi
  • Ostacolamento della capacità di produrre autonomamente significati delle esperienze

Trabucchi ci aiuta ad analizzare singolarmente ognuno di questi effetti; vediamone una sintesi.

  1. Indebolimento del senso di realtà

La base del senso di realtà si colloca nell’esperienza corporea diretta, ovvero nella “cinestesi” che può essere definita come l’insieme delle sensazioni che provengono dal nostro corpo. E quindi, quale è il problema se viviamo la maggior parte del tempo dissociati dalla realtà e dalle nostre sensazioni?  Il problema è concreto ed ha un significato evolutivo, ci spiega il Professor Trabucchi, il nostro cervello infatti si è sviluppato per gestire interazioni reali e presenta numerose aree deputate a decodificare e gestire la relazione “faccia a faccia”. Alcune ricerche hanno addirittura dimostrato l’esistenza di un rapporto diretto tra lo sviluppo di alcune aree della corteccia e grado di competenza sociale del soggetto. Ecco quindi spiegato come il primo effetto della dissociazione sia una minore stimolazione di queste zone del cervello, deputate all’empatia, al riconoscimento della comunicazione non verbale, al controllo delle proprie risposte emozionali. Se il rischio è relativo negli adulti, esso è forte per i giovani, il cui cervello è in crescita e nel lungo termine potrebbe ostacolare lo sviluppo di queste aree cerebrali.

  1. Perdita dei limiti dell’ego

In altre parole? La spettacolarizzazione di sé stessi e della propria vita. Mancando vincoli e confronti con la realtà l’ego si gonfia come un palloncino e assume una smisurata importanza ai suoi stessi occhi. Da qui il mettersi continuamente in mostra, fenomeno assai conosciuto sui social network …

  1. Aumento dell’illusione di possedere una conoscenza completa degli eventi

Nell’epoca pre- internet la conoscenza si basava sulle competenze e si parlava di un argomento con cognizione di causa. Chi non aveva studiato quell’argomento semplicemente si asteneva dal discuterne. Oggi non è più così. Riconoscere la differenza tra “sapere reale” e illusione-virtuale-di-sapere è diventato molto difficile. Google con un click ci apre alla conoscenza di qualsiasi cosa e la distinzione tra reale e inventato spesso non è identificabile da chi non possiede strumenti culturali adeguati.

  1. Ostacolamento della capacità di produrre autonomamente significati delle esperienze

Nel 2012 Facebook condusse un esperimento dimostrando che le tecnologie digitali possono manipolare il vissuto emotivo delle persone; 700.000 iscritti al sito furono le cavie-utenti, a metà venivano mostrate nella home notizie particolarmente positive, all’altra decisamente negative. E’ stato registrato un fenomeno di contagio emotivo per cui chi era sottoposto a notizie positive tendeva a scrivere post dello stesso tenore e lo stesso valeva all’opposto. Facebook ha realmente influenzato i propri utenti cambiandone l’umore. Come è possibile che questo accada? Trabucchi parla di una insicurezza ontologica: le persone non hanno più fiducia della loro capacità di dare un senso agli eventi o alle loro emozioni e allora la condivisione digitale diviene lo strumento per stabilire cosa sia vero o no e per dare un senso all’esperienza che si sta vivendo.

 

Veronica Chantal Bertarini – Psicologa, Counselor e Mediatrice Famigliare

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