QUANDO L’IDENTITÁ DIVENTA DIVERSITÁ

L’identità rappresenta una risorsa dell’individuo che però si presta sempre più a “manipolazioni” politiche e sociali per raggiungere il potere. I termini etnia, razza, nazionalità sebbene rappresentino (o almeno così dovrebbe essere) concetti aggreganti, sempre più spesso vengono utilizzati in modo negativo ed associati a criticità che la politica il più delle volte utilizza per movimentare una coscienza comune che aggregante non è. Risultato? Un odio razziale che sempre più fa capolino tra i titoli di giornali e telegiornali di tutto il mondo. Quando ci si ferma però a ragionare sulla propria esperienza diretta, nessuno è realmente capace di spiegare la differenza che esiste tra sé e quello che considera un nemico.

Il senso dell’identità personale rappresenta il punto di partenza nelle relazioni con gli altri proprio perché non basta il semplice rapporto con se stessi, con la propria soggettività, con la propria storia, ma è fondamentale il rapporto di questa soggettività e storia rispetto agli altri. Gli altri infatti, con le loro valutazioni, le loro visioni, i loro rifiuti o conferme incidono fortemente sull’identità di ognuno di noi nelle sue diverse caratterizzazioni. Già gli antichi filosofi della Grecia identificavano con il termine identità ciò che è uguale a sé ma anche ciò che è diverso dagli altri, per cui le caratteristiche della propria identità sono tali proprio in relazione alle altre persone.

Non ci si può esimere dall’interrelazione con gli altri nello sviluppo della propria identità poiché per il semplice fatto di esistere ognuno di noi afferisce a diverse strutture relazionali: individuale, familiare, lavorativa, comunità (etniche, religiose, politiche, nazionali) e logistico/geografiche. A seconda del senso di appartenenza che ognuno di noi vive si afferisce maggiormente ad una struttura relazionale piuttosto che ad un’altra. Quando parliamo d’identità dobbiamo tener presente che essa ha almeno due caratterizzazioni: da un lato la percezione che ogni individuo ha di se stesso, della propria rappresentazione di sé e dei propri sentimenti verso se stesso; dall’altro lato quella caratterizzazione psichica di individualità che lo porta a rimanere fedele a se stesso pure nel confronto con gli altri.

Nel tempo l’individuo rimane coerente con se stesso, al contempo mantiene una propria identità ed unicità rispetto agli altri (caratteristica che può essere positiva o negativa a seconda dell’uso che se ne fa). Tuttavia l’identità di ognuno di noi ha molteplici sfaccettature le quali rappresentano un valore aggiunto, ma possono anche portare ad una scissione dell’Io se non adeguatamente coese. L’identità è mutevole, si realizza attraverso il cambiamento, bisogna pertanto saper gestire il paradosso della trasformazione nella continuità. Infine, per una buona ed adeguata costruzione dell’identità è necessaria una buona dose di autostima; ognuno ha bisogno di stimarsi e di sentirsi apprezzato è riconosciuto, senza una buona dose di autostima diventa problematico costruire una buona identità.

Durante la crescita c’è un continuo tentativo di trasformazione senza contraddirsi, rimanendo più o meno fedeli a se stessi. I tratti descritti sopra sono costantemente oggetto di crisi, ripensamenti, maltrattamenti, conflitti; non è sempre facile e spesso rappresenta uno sforzo enorme mantenere la propria identità.
Molte guerre combattute il nome delle differenze etniche o religiose mostrano purtroppo come le identità simboliche legate a queste due forti categorie possono muovere grandi masse ma al contempo sono intrise di una buona dose di incoerenza che caratterizza soprattutto chi quelle guerre le auspica per acquisire terre, ricchezze, per vendere armi, per lucrare sulla povertà.

Un altro fattore da tenere in considerazione quando si parla di identità e l’insieme delle strategie identitarie che mette in atto chi, nato e cresciuto in un determinato paese è costretto ad emigrare in un altro paese culturalmente e socialmente diverso. Ognuno infatti tende a modellare la propria identità sulle richieste dell’ambiente in cui vive ma risulta difficile nel caso degli emigranti riuscire a far collimare la propria identità culturale con una nuova che molto spesso è diametralmente opposta.

Le diverse strategie che gli emigranti possono mettere in atto nel paese ospitante sono state oggetto di studi che si sono focalizzati sulla capacità di considerare i termini della contraddizione da parte dell’emigrante, il quale tende ad isolarsi pur di non adattare comportamenti ed atteggiamenti del paese che lo ospita. Egli può anche adottare un atteggiamento più pragmatico che consiste nell’adottare e seguire codici comportamentali del paese adottivo all’esterno e codici comportamentali propri all’interno della sua comunità o di casa sua. Una sorta di compartimentazione che porta l’individuo (che in questo caso vive un forte conflitto) ad annullare, nel momento in cui torna ai propri codici, tutto ciò che caratterizza i codici esterni.

Altri gruppi o singoli individui possono scegliere una sorta di integrazione. Ma per fare ciò c’è bisogno di una serie di compromessi con se stessi che li portino a ridurre, fino a farle scomparire, alcune delle proprie opinioni più radicate. L’obiettivo inconscio è quello di ignorare le contraddizioni tra il proprio punto di vista e quello esterno al fine di evitare stati di tensione. La tendenza è spesso, in questi casi, di massimizzare gli aspetti più interessanti dei due codici comportamentali.
In alcuni casi si può anche arrivare a mettere insieme caratteristiche culturali opposte attraverso l’uso di argomentazioni strategiche. Oppure si può tentare di eliminare una contraddizione tra elementi opposti separandoli; ciò avviene molto spesso quando si critica una certa condotta tradizionale di qualcuno ma mantenendo nei suoi confronti una sorta di rispetto, Sollevandoli in un certo senso da quel comportamento e giustificandoli per un atteggiamento che segue le tradizioni. Questi tipi di comportamento sono legati alla tendenza di alcune persone a piegare ai propri interessi i valori di cultura, religione, società mentre per altri quegli stessi principi hanno valore assoluto, oltre le esigenze dei singoli.

Gli attacchi alla propria identità sono quelli più dolorosi. Sentirsi svalorizzati, attaccati, non compresi porta ad una sofferenza psicologica di non poco conto. Ecco che gli individui mettono in atto strategie “interiori”, “esteriori” o “intermedie” come contromisura ai ripetuti attacchi che subiscono dall’esterno. Nel caso di strategie difensive “interiori” ci troviamo al cospetto di persone che tendono a negare la svalorizzazione chiudendosi in se stessi e nel proprio mondo, questo porta sempre più ad un allontanamento ed una solitudine che fanno ancora più male. In altri casi questi individui arrivano ad accettare la svalorizzazione interpretandola e mettendo in atto comportamenti delinquenziali caratterizzati da forte aggressività che se auto diretta porta a disturbi psicologici ed auto distruttività, mentre se rivolta verso l’esterno porta a scontri e conflitti violenti.

La scelta di strategie “esteriori” porta a comportamenti più elaborati. Molte persone aderiscono completamente alle caratteristiche comportamentali della cultura che gli ospita distaccandosi radicalmente dalla propria cultura in uno fenomeno di “assimilazione”, arrivando a modificare radicalmente la propria identità finanche le caratteristiche fisiche, cosa che molto spesso porta a scontri o rotture con i propri familiari. Del tutto opposto è il meccanismo della “rivalorizzazione” secondo cui ciò che caratterizza il soggetto come individuo appartenente ad una certa cultura, religione, società viene idealizzato e quindi ci si sente ancora più legati al proprio gruppo di appartenenza. Le persone che adottano questa seconda modalità hanno ben chiara una volontà di integrazione ma mantenendo la loro appartenenza culturale; quindi la tendenza è quella di occupare posti di rilievo per generare un’identità forte che aiuti a ribaltare gli schemi e gli stereotipi che caratterizzano alcune culture.

Anche le strategie “intermedie” hanno il proprio valore perché sul piano pratico favoriscono l’integrazione. Alcune persone accettano i giudizi negativi e ne rifiutano altri dotandosi quindi di “un’identità critica”, essi, pur mantenendo tratti della cultura d’origine sposano tratti della nuova cultura. Oppure possono cercare tratti comuni alle due o più culture affinché si possa creare un’integrazione multiculturale nei tratti simili ma soggettiva nei tratti differenti.

Una menzione non può mancare, nel paese del calcio, allo sport nazionale. Il gioco del calcio infatti rappresenta la visione di quanto un fine o un interesse comune abbia la capacità di creare un’identità condivisa che porta all’uguaglianza laddove si tifi per la stessa squadra e ci si coalizzi contro il “nemico” (tifoso della squadra opposta). Il sentimento di appartenenza si fonda sull’opposizione; a volte può nascere da una scelta ideologica, dalla tradizione familiare, dal valore e dalla storia di una squadra, ecc. Ma le differenze spesso non mancano anche tra tifosi di una stessa squadra: si pensi ai posti allo stadio, divisi per settore i cui biglietti hanno valore economico diverso, oppure la modalità di tifo, l’approvazione meno delle scelte tattiche dell’allenatore, ecc. Ed è in queste differenze che viene fuori l’identità del singolo, il suo retaggio, la sua storia attraverso cui egli pur rimanendo legato a quell’identità di tifoso di una determinata squadra riesce a manifestare una propria autonomia ed un’identità personale.

Concludendo: le strategie che ognuno mette in atto per salvaguardare la propria identità hanno come scopo quello di mantenere una propria integrità che consenta di sentirsi nel momento e nel luogo in cui ci si trova. Tutti mettiamo in atto strategie adattive nella nostra quotidianità: scuola, lavoro, famiglia, amici, ecc. Ovunque c’è interazione tra individui c’è la necessità di sviluppare, mantenere o proteggere la propria identità. Le interazioni tra gli individui hanno un’importanza fondamentale nella società e forse è proprio a causa di quest’importanza che esse devono basarsi su un senso di identità chiaro. Un’identità in crisi è come una malattia; intacca la personalità alla base e prevede un’azione immediata. Le crisi dell’individuo nascono proprio da un’identità ed un senso di sé deboli che portano ad insicurezze, chiusure, malesseri ed altro.
Per approfondire:
A. Oliviero Ferraris “Identità E diversità” in Psicologia Contemporanea, Mar-Apr 2000, 158, Giunti, pp. 18-25

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
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