La psicoterapia la faranno i computer

Nella sua forma più primitiva, l’attività clinica in psicologia consiste nell’osservare. Si osserva cosa il paziente racconta, come lo racconta, perché lo racconta, in quali circostanze, con quali difficoltà, con quale consapevolezza. Il clinico osserva il film della vita del suo paziente alla ricerca di errori di sceneggiatura o di regia. Quando ne individua uno, lo comunica e sposta il focus della narrazione su quel dettaglio stonato.

Il paziente a volte migliora e altre volte no. Statisticamente questo tipo di intervento è irrilevante. La mancanza di prove d’efficacia ha relegato l’approccio “osservante” a pratica d’elezione del baronato della psicologia clinica più anziano e meno aggiornato. Ovviamente, lo psicoterapeuta ascoltatore muto conserva uno squisito fascino umanistico aristocratico e chiunque necessiti di un “terapeuta confidente” o “confessore” vivrà con intenso piacere una terapia di questo tipo.

computer

Oggi, la modernità della psicoterapia è l’attività congiunta di clinico e paziente coerentemente indirizzata verso l’obiettivo prefissato.

La prima cosa è decidere cosa si vuole ottenere e se sia possibile ottenerlo. Non sempre le richieste del paziente sono realistiche, il primo compito del clinico è aggiustare quelle pretese ridimensionandole in qualcosa di realizzabile.

Ad esempio, chi non ha mai preso un aereo perché la paura glielo impedisce di solito si reca dal terapeuta con una richiesta precisa: non voglio mai più aver paura di volare. Questo non sarà mai possibile da ottenere. Ma si potrà con relativa facilità rendere quella paura non invalidante, ossia che non impedisca al quell’uomo di prendere l’aereo.

Una volta definiti gli obiettivi, la parola chiave è allenamento. La modifica di una cattiva abitudine non avverrà mai se ci si concentra su di essa solo un paio d’ore a settimana, nel contesto fittizio dello studio del terapeuta. L’impegno per cambiare le proprie abitudini dev’essere quotidiano, costante e, purtroppo, sarà anche faticoso.

Proprio per la necessità di un monitoraggio continuo dei propri comportamenti e dei propri pensieri la psicologia 2.0 sta andando verso l’implementazione della psicoterapia a computer.

Il supporto informatico presenta alcuni vantaggi innegabili:

– Continuità: gli smartphone permettono di portare i consigli del clinico sempre con te, di monitorare lo svolgimento degli esercizi terapeutici durante la giornata e di monitorare efficacemente le proprie risposte comportamentali alle situazioni critiche (diario di automonitoraggio)

– Ricerca e sviluppo: l’archiviazione dei feedback da parte dei dispositivi informatici consente di valutare l’efficacia dei trattamenti su un elevato numero di persone ottenendo dati preziosi per la ricerca in ambito clinico.

– Standardizzazione: ogni persona è unica. Il clinico affronta quel comportamento disfunzionale che l’individuo, nella sua unicità, condivide con altri individui. L’uomo dell’esempio di prima ha paura di volare, proprio come altre migliaia di persone diverse da lui. Il terapeuta è in grado di affrontare quel problema perché è simile in tutte le persone che lo lamentano. Il computer permette di standardizzare l’approccio clinico, limitare l’errore casuale dovuto alla preparazione del terapeuta e fornire solo la migliore psicoterapia possibile.

– Costi: il supporto informatico alla psicoterapia può abbattere i costi della stessa. Sicuramente un vantaggio per i privati che potranno ridurre le sedute mensili sostituendole con le applicazione dello smartphone o con un programma per il computer. Il vero vantaggio, però, è per la sanità pubblica dove attualmente non si riesce a garantire il sostegno necessario ai pazienti. Domani, grazie al progresso tecnologico sarà possibile differenziare tra i casi che necessitano il sostegno di un clinico in carne e ossa da quelli che possono trarre giovamento da un sostegno informatizzato, aumentando i benefici del servizio.

 

Già oggi ci sono prove di efficacia a favore della terapia a computer. Ad esempio, uno studio di ottobre 2014, “Guided Internet-based vs. face-to-face cognitive behavior therapy for psychiatric and somatic disorders: a systematic review and meta-analysis”, ha evidenziato che per disturbi come il panico, disfunzioni sessuali maschili, fobie, ansia o depressioni lievi, la terapia cognitivo comportamentale e la terapia computerizzata sarebbero equivalenti.

 

Bibliografia

When your Therapist is a computer

Guided Internet-based vs. face-to-face cognitive behavior therapy for psychiatric and somatic disorders: a systematic review and meta-analysis

 

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Francesco Boz

Le cose vanno bene - rispondiamo sorridendo per rassicurare noi stessi

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