Ecco perchè è facile ed utile socializzare facendo sport

Il comportamento umano, gli atteggiamenti, la percezione e lo sviluppo dell’Io passano anche attraverso il processo di socializzazione che inizia dalla primissima infanzia. La socializzazione si differenzia in primaria e secondaria: «secondo una nuova prospettiva della sociologia della conoscenza, la socializzazione primaria è la prima socializzazione che un individuo intraprende nell’infanzia, attraverso la quale diventa membro della società. La socializzazione secondaria sarebbe, invece, ogni processo successivo che introduce un individuo, già socializzato, in nuovi settori del mondo oggettivo della sua società» (Danziger, 1972, 5).

Una delle spinte motivazionali, alla pratica sportiva, troviamo il bisogno di affiliazione. Lo sport può essere visto come un processo di socializzazione secondaria ed esistono diversi aspetti, descritti da Bouet (1974), che si ricollegano al bisogno di affiliazione nello sport. Una prima manifestazione è la ricerca della presenza e del contatto umano: l’individuo può sentirsi soddisfatto semplicemente per il fatto di non essere solo e di sentire che altri si esercitano, senza che per questo vi sia stato un lavoro in comune o una comunicazione. Siccome l’attività sportiva rinforza le qualità del corpo, lo rende più vivo e presente e gli conferisce maggiore personalità, il contatto umano , tra sportivi, acquista un rilievo maggiore che altrove.

Una seconda modalità delle tendenze verso l’altro nello sport può essere definita come al ricerca del gruppo, dove si mira all’ integrazione e alla coesione. Il desiderio di essere integrato in un gruppo sportivo implica che si cerchi di avervi un posto, di conquistarvi uno statuto; che si portino i suoi colori, se ne osservino le tradizioni e gli usi; che si prenda parte alle sue manifestazioni e alle sue uscite. L’attaccamento alla squadra o club si rafforza nel corso del tempo e può acquistare solidità, per le prove vissute in comune in occasione di competizioni o trasferte.

Una terza modalità del bisogno di affiliazione, che incontriamo nello sport, si riferisce all’ insieme stesso dell’universo sociale in cui gli sportivi si incontrano e si associano. Si mira, infatti, ad essere riconosciuti in questo universo e a situarsi in rapporto a tutti coloro che lo compongono in funzione delle differenti gerarchie che esso contiene. Nella partecipazione all’universo sportivo molti individui trovano il beneficio di una socializzazione e di una partecipazione a un ordine umano, a una legalità e a un funzionamento che li fanno uscire da una vita troppo privata. Prendere parte del mondo sportivo, significa assicurarsi  un grado di inserzione e oggettivazione sociale ed essere realmente membri di una squadra.

In questo senso, la socializzazione esercitata all’interno dell’ambito sportivo va a creare una persona maggiormente inserita nella società e dotata di grandi capacità relazionali. Il collegamento con l’universo sociale globale formato dallo sport è capace di dare a certi sportivi l’impressione di trovarsi in un mondo più semplice, più comprensibile, più fraterno di quanto non lo sia la società nel suo insieme reale. L’azione collettiva fornisce a certi soggetti l’occasione di soddisfare con minor spesa o con un’esposizione meno pronunciata di personalità il desiderio di riuscire e di vincere. Praticando lo sport con altri, certi individui mirano a ricavare dagli altri un incitamento ad agire, in quanto da soli non sarebbero in grado di impegnarsi per così lungo tempo nello sforzo.

La partecipazione vista come «l’esperienza squisitamente sociale di vivere nel mondo come membri di comunità e quindi attraverso l’attivo coinvolgimento (con azioni, pensieri, discorsi) in imprese caratterizzate dalla presenza di altri attori sociali» (Mantovani, 2003, 168), crea la possibilità di sviluppare una propria identità. L’identità, secondo questa prospettiva si configura come un risultato di un processo di interazione sociale, che si definisce in qualcosa che le persone fanno essendo coinvolte in attività comunitarie, non qualcosa che le persone “sono”. Oggi si preferisce parlare di identità al plurale, data la molteplicità di tali appartenenze nella vita concreta di tutti noi, ed è vista come un nucleo dinamico e molteplice.

Inoltre è stato riscontrato che la sensazione di benessere personale e fisico aumenta quando stabiliamo relazioni con l’altro. Le relazioni, scrivono Hewstone, Stroebe e Jonas (2012), hanno effetti preventivi sulla malattia, migliorano di gran lunga l’umore attraverso l’ipotesi del sostegno sociale ossia la capacità di rispondere ai bisogni di un’altra persona.

Lo sport va, quindi, a soddisfare il bisogno umano di appartenenza e di stabilire legami sociali, e il potere di attrazione di un Noi diffuso fa trascendere la persona da sé stesso per fondersi in una realtà comunitaria, fatta di simboli e valori, dotata di uno spirito e di un anima che sono qualcosa di più intimo delle istituzioni che la strutturano e che ne fanno una cosa diversa dalla semplice massa.

 

Bibliografia

BOUET, M., (1974). I segreti psicologici dello sport: Le motivazioni degli sportivi. Cinisello Balsamo: Paoline.

DANZIGER, K. (1972). La socializzazione. Bologna: Il Mulino.

HEWSTONE, M., STROEBE, W., & JONAS, K. (2015). Bologna: Il Mulino.

MANTOVANI, G., (2003). Manuale di psicologia sociale. Firenze: Giunti.

 

 

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