Non ci sei più, ma ti tengo a me con i ricordi: psicologia del lutto

 

“La morte non è l’opposto della vita, ma parte di essa”. (Haruki Murakami)

Ciao, tutti noi nella nostra vita abbiamo avuto esperienze legate al lutto, a quanti visi e volti amati abbiamo visto chiudere gli occhi? La vita ci porta a questo, ad entrare in contatto con le sofferenze legate alla perdita.

Magari ci chiediamo perché non c’è più quella persona che per noi era così importante, come potremmo fare senza la sua risata ed il suo supporto?

Quelli che ci restano sono i ricordi, a volte struggenti, in alcuni casi pieni di rabbia, altre volte le immagini del passato ci portano in una spirale malinconica.

Quando perdiamo un nostro caro, molteplici sono le emozioni che ci attanagliano, nel 1970 la psicologa Elisabeth Kubler Ross, scrisse il libro “La morte e il morire”, in cui elenca le varie fasi del lutto:

  1. Non accettazione dell’evento
  2. Rabbia
  3. patteggiamento
  4. depressione 
  5. accettazione

Queste fasi non sono statiche ma dinamiche, in quanto questi stati emotivi si possono alternare in noi, da un giorno all’altro.

Il patteggiamento l’ho sempre trovato molto rilevante, e succede quando la persona immagina di ritornare indietro in situazioni per lui incomplete, dove magari non ha detto, oppure non ha fatto delle cose con la persona che ora sta piangendo, quando questa era in vita; ecco un esempio del pensiero che assilla chi vive la fase del patteggiamento: ” Se solo potessi per alcuni istanti tornare a quel giorno di 4 anni fa”, oppure: ” Se potessi rivederti solo per 5 minuti, potrei dirti quella cosa che ti ho nascosto”.

Quando invece accettiamo la morte dell’altro, significa che stiamo facendo pace con noi stessi, e ci stiamo avviando verso una nuova progettualità.

E’ POSSIBILE ACCELERARE IL PROCESSO DI ELABORAZIONE DEL LUTTO?

Non è possibile una risposta univoca in quanto esiste la singolarità della persona, che già prima di avere un lutto, possedeva una sua struttura di personalità, con tutte le dinamiche del caso; Ecco alcuni elementi che però posso indicarti, per aiutarti a metabolizzare meglio il lutto:

  • vivi in modo attivo i ricordi che ti legano a lui, lei; porta con te una foto, parla di aneddoti della vita del defunto con altre persone che lo conoscevano bene;
  • tieni dentro di te le cose positive e perdonalo se pensi che a volte ti abbia fatto soffrire;
  • cerca di trasformare la rabbia che provi in aspetti creativi nella tua vita: immagina, pensa, scrivi un elenco di cose nuove che potresti fare nella vita, solamente seguendo il tuo intuito;
  • cerca di applicare nella tua esistenza, alcuni suggerimenti che questa persona ti ha lasciato;
  • se senti un forte bisogno di patteggiare, scrivigli una lettera e lasciala in un posto che sai lui/lei amava frequentare;

Ricorda, il lutto se elaborato correttamente ci fa crescere, quando invece siamo troppo ancorati nel passato e smettiamo di progettare, allora c’è qualcosa che non va.

Difatti, il lutto non è una condizione patologica, quando però per una tempo lungo prevalgono l’inerzia, l’apatia, la depressione, allora forse hai bisogno di un supporto psicologico.

La vita è un percorso, come  insegna il “buddismo”, una delle verità della nostra esistenza terrena è l’impermanenza, accettare questo ci vaccina in parte contro la paura della morte.

Se saprai vivere i ricordi del tuo caro senza attaccamento egoistico, allora i frammenti della vostra vita in comune diventeranno per te delle “risorse preziose”.

http://www.psicologoroma-desantis.it/

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