La comunicazione non verbale: quando le parole non bastano.

LA PRIMA IMPRESSIONE

E’ esperienza condivisa il fatto di conoscere qualcuno per la prima volta e immediatamente scolpire nella mente un pensiero, altro non è che il prodotto di sensazioni viscerali, le quali si delineano in modo veloce ed automatico grazie ad una regione del nostro encefalo: l’Amigdala. Questa struttura nervosa rende possibile una percezione olistica, in altre parole ci permette di creare un’impressione globale. C’è da dire però che la valutazione iniziale spesso viene modificata perché subentra la razionalità, siamo in qualche modo portati ad ascoltare le parole dell’altro piuttosto che a prestare attenzione ai segnali che il corpo ci sta inviando.

GENERALMENTE COSA ACCADE?

Nella maggior parte dei casi ascoltiamo poco o per nulla il nostro intuito, di conseguenza sottovalutiamo tutti i segnali non verbali. Edward Hall, uno dei più importanti precursori nello studio della comunicazione non verbale, la definisce un “linguaggio silenzioso”. Si, perché siamo in grado di trasmettere all’altro dei messaggi non soltanto attraverso la parola (canale digitale o numerico) ma anche con il corpo (canale analogico). Inoltre nel corso di un’interazione i messaggi possono essere diramati in moltissimi modi: attraverso il disegno, tracciando qualcosa che assume un significato simbolico, componendo una melodia, o ancora avvalendoci del movimento per esprimere emozioni, sentimenti e stati d’animo. In sostanza, qualsiasi cosa facciamo e qualunque canale decidiamo di adoperare, conferisce materiale prezioso per l’altro, in quanto in essi sono presenti aspetti e contenuti che fanno parte di noi.

LA COMUNICAZIONE

Finora ci siamo focalizzati sui diversi modi che abbiamo a disposizione per comunicare ma come potremo definire il termine “comunicazione”? Come uno scambio interattivo? Esattamente. Anolli (2006) afferma che la comunicazione è uno scambio contraddistinto da un certo grado di consapevolezza e intenzionalità reciproca. Inoltre la comunicazione implica tre dimensioni:

  1. cognitiva: in quanto la comunicazione è in stretta connessione con il pensiero, l’azione pianificata e l’intenzionalità;
  2. relazionale: in quanto la comunicazione prevede l’interazione con l’altro e il contatto sociale;
  3. espressiva o creativa: in quanto fra comunicazione ed espressione artistica vi è una stretta connessione.

E’ utile a tal proposito fare riferimento ad alcuni sistemi:

  • vocale: si riferisce alle caratteristiche paralinguistiche (l’insieme delle variazioni del tono, della velocità, dell’intensità del parlato) e a quelle extralinguistiche (le quali aiutano ad identificare l’età, il genere, le condizioni di salute e sono anche associate agli stati d’animo e alle emozioni);
  • cinesico: comprende l’insieme dei movimenti del corpo, del volto e degli occhi. Questo sistema ha una particolare rilevanza, se pensiamo a quanto può essere utile la mimica facciale e l’interpretazione della postura e dei gesti, nella decodificazione di un messaggio o nella valutazione di una menzogna. In particolare i gesti possono essere distinti in: iconici o illustratori (gesti che accompagnano il discorso), simbolici (gesti stereotipati), motori (gesti che svolgono una funzione di adattamento quando ci troviamo a vivere situazioni di stress e tensione);

  • prossemico: riguarda la percezione, l’organizzazione e l’uso dello spazio. A coniare il termine “prossemica” l’antropologo Hall (1966); esso indica lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi, le distanze tra gli uomini mentre conducono le transazioni quotidiane, l’organizzazione dello spazio nella propria abitazione. Hall identifica quattro zone:

1- spazio dell’intimità (0-50 cm):distanza che caratterizza le relazioni intime;

2- spazio personale (50-120 cm): distanza che si mantiene con le persone che hanno un rapporto di confidenza con noi;

3- spazio sociale (120-240 cm): distanza che viene mantenuta quando si interagisce con delle persone che non hanno un rapporto confidenziale con noi;

4- spazio pubblico (oltre 240 cm): distanza che viene mantenuta quando si parla in pubblico.

 

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