I TERRIBILI 2 ANNI

Brightest Hour: siamo in diretta con Francesco Boz, autore per Le Iene, fondatore della pagina l'Oltreuomo e Psiche.org.

Pubblicato da TEDxTreviso su Mercoledì 29 aprile 2020

Gli americani hanno coniato un termine: “Terrible two’s” ad indicare quel periodo che vivono genitori e figli dai 18 mesi ai 3 anni caratterizzati da un profondo bisogno di autodeterminazione da parte dei bambini che si esplica in atteggiamenti prepotenti, spericolati, aggressivi. Una fase della vita dei bimbi in cui figli realizzano di avere un’identità propria che li porta a voler fare qualunque cosa in modo autonomo senza l’aiuto degli adulti. Ecco che all’improvviso papà e mamma vengono travolti da una valanga di “No” e “Non voglio”, accompagnati da urla e pianti disperati. Bambini che fino a qualche settimana prima erano cuccioli indifesi e che si tramutano in veri e propri tiranni mettendo a dura prova la pazienza dei genitori.

Questa fase fisiologica e necessaria per tutti bambini serve loro affinché possano aprirsi al mondo ed affrontarlo. L’uso del no è l’unica modalità con cui i bambini possono affermare di essere persone diverse da mamma e papà, quindi non è il caso di stupirsi se ne faranno un uso smodato. Con quella parola essi non fanno altro che affermare la propria libertà e la propria autonomia entrambe appena scoperte. I no racchiudono anche sentimenti di insicurezza e la paura di avventurarsi in un mondo sconosciuto. La necessità di voler esplorare è in contrasto con la paura dell’ignoto e c’è quindi una continua tendenza a ritornare al nido genitoriale. Dire no serve per affermare la propria personalità e controllare emozioni del tutto nuove e sconosciute.

Non riuscendo ad esprimere i propri bisogni i bambini a quest’età hanno la tendenza ad agire più che verbalizzare ciò che provano e quando non vengono compresi nelle loro azioni si arrabbiano. È necessario rendersi conto che capricci e reazioni esagerate non sono finalizzati a far arrabbiare i genitori: il bambino infatti necessita di tempo per imparare a gestire emozioni nuove ed è quindi necessario attendere che passi il tempo facendogli capire che è amato come sempre e che papà e mamma sono lì per lui o per lei. Un’altra cosa da tenere in considerazione è che non ci sono colpe o meriti, ogni bambino è diverso dall’altro ed ha proprie esigenze e modalità comunicative. È utile, in questo frangente, prendere alcuni accorgimenti: innanzitutto cercare di placare la sua sete di indipendenza coinvolgendolo in attività da svolgere insieme. Ad esempio può essere utile, visto che per molti di loro non è accettabile camminare tenendo la mano agli adulti, recarsi a fare passeggiate in posti non trafficati così da poterli lasciare muoversi da soli. Utile può essere anche dagli una certa autonomia nella scelta dei vestiti da indossare (altra nota dolente) magari cominciando la preparazione con largo anticipo, così che possa avere più tempo per “trafficare” con i suoi vestiti.

È inoltre importante dare poche regole ma che siano chiare. Infatti se la risposta sarà un no a qualsiasi cosa voglia fare, il valore che il bambino darà ad esso non sarà quello auspicato e non imparerà a distinguere ciò che è davvero imprescindibile da ciò che è meno rilevante. Un bambino continuamente “bloccato” aderirà alla regola mettendo in atto un determinato comportamento ma senza introiettarne il valore, o tenderà a disapprovarla con comportamenti oppositivi. Serve selezionare poche cose da negare e tutte relative alla sicurezza o agli impegni da rispettare cercando di derogare ad esse il meno possibile. L’utilizzo del no da parte del bambino è indicativo, come detto, della sua incapacità di esprimere a parole le emozioni. Il compito dei genitori è quindi quello di “tradurre” ciò che il figlio non riesce ad esprimere, come: rabbia, paura, delusione, facilitandolo nel difficile compito di riconoscerle e gestirle gradualmente. È utile far passare il messaggio che un richiamo fatto non è riferito a lui, ma al suo comportamento. Quindi vanno bandite espressioni come: “Sei cattivo! Non sei capace!”, ecc., cercando di focalizzarsi invece sul valore del comportamento messo in atto e valorizzando i comportamenti positivi.

Fornire alternative è importante per far sì che il bambino si senta valorizzato nelle sue scelte e non ci porti a scontrarci con continui no. Ad esempio: “Vuoi fare il bagno o preferisci la doccia?”, richieste come questa lo mettono nella condizione di effettuare una scelta ma su una situazione già veicolata da un adulto.
Essere attenti nei confronti delle richieste e dei capricci è importante per capirne le motivazioni e trovare le strategie. Non fare confronti con altri bambini aiuta a non avere aspettative spesso irrealizzabili proprio perché i bambini non sono tutti uguali. In definitiva ciò che è necessario fare in questo lasso di tempo è armarsi di pazienza, di attenzione ai particolari osservando e ascoltando, trasmettendo un messaggio di accudimento senza mai scadere in reazioni e comportamenti aggressivi.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

 

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Pasquale Saviano
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