Gioisco per il tuo dolore

Il confronto sociale è uno degli strumenti che privilegiamo per valutare noi stessi e gli altri e da cui traiamo informazioni rilevanti per inserire le persone in categorie che ci semplifichino il nostro rapporto con il contesto.

Si chiama self enhancement effect, quel bias per cui più facilmente tendiamo ad avere una percezione migliore di noi stessi rispetto alle persone con cui ci confrontiamo: nel processo di confronto sociale, però, questa rappresentazione estremamente positiva di sé entra spesso in contrasto con la realtà, che ci presenta individui che potremmo percepire effettivamente migliori di noi (più competenti, più sicuri di sé, più interessanti ecc.).

Non ci piace ammetterlo e spesso piuttosto lo neghiamo, ma ciò che proviamo è un tipo di sentimento irrazionale, spiacevole e doloroso, caratterizzato da sentimenti di inferiorità e risentimento, l’invidia. La consapevolezza che l’altro abbia qualcosa in più di noi (da una qualità ad un bene posseduto) mette alla prova l’immagine positiva che abbiamo di noi stessi, nonché rischia di mettere in discussione la nostra soddisfazione personale o la nostra autostima.

Strettamente collegato con l’indivia è un sentimento ancora più sottile, quasi inesprimibile (probabilmente non sarà casuale l’assenza di un termine italiano per definirlo), provato quando la persona che invidiamo subisce un dolore, una disavventura o una caduta: il sentimento di schadenfreude. Gioiamo silenti e soddisfatti, mentre una piccolissima parte del nostro cervello (non troppo piccola, secondo gli studi in fMRI) ci stimola pensieri come “Finalmente non capitano tutte e me” oppure “In fondo lo meritava” o anche “Non è così competente come credevo” e così via con l’immaginazione. È un momento decisivo per la propria autostima che subito si rimette in gioco, stimolata dall’idea che si ha un avversario in meno, che sia giunto il momento di riconsiderare le proprie abilità e che sfrutta il dolore altrui per sentirsi più forte di prima.

Takahashi e collaboratori, con uno studio in risonanza magnetica funzionale (fMRI), hanno dimostrato la correlazione tra invidia e schadenfreude: i partecipanti leggevano delle descrizioni di individui diversi (con attributi più o meno affini a sé, più competenti o meno in un ambito per sé rilevante, con simile o diverso background culturale) e in una seconda fase osservavano una serie di disavventure che avvenivano a quegli stessi individui. Si è dimostrato che la persona verso la quale mostravano più invidia fosse la più simile a sé ed era inoltre la stessa per cui il sentimento di schadenfreude era più radicato.

Inoltre si è rilevata una maggiore attivazione della corteccia cingolata anteriore dorsale (dACC) associata ad un sentimento di invidia più forte: l’attivazione di quest’area, implicata nel conflitto cognitivo, rappresenta il conflitto tra una rappresentazione di sé positiva in relazione ad informazioni esterne (una persona simile a noi ma “migliore” di noi) che non combaciano con le nostre aspettative. L’attivazione della dACC prediceva nella seconda fase l’attivazione dello striato ventrale, attivato nei partecipanti quando il sentimento di gioia per il dolore della persona invidiata era più forte: regione coinvolta nella ricompensa, la sua attivazione rappresenta quel conflitto cognitivo risolto, che restituisce la medaglia d’oro alla rappresentazione interna di sé non più minacciata da qualcun altro.

Quanto più una persona è simile a noi, ha il nostro stesso background culturale e ha un ruolo all’interno di un dominio self-relevant, tanto più indurrà conflitto cognitivo e sentimenti contrastanti di ammirazione e stima e di indivia e schadenfreude. Anche tu gioisci silente per il dolore di chi invidi, non lo ammetterai ma ne sei consapevole. E lo siamo tutti.

Bibliografia

Takahashi H1, Kato M, Matsuura M, Mobbs D, Suhara T, Okubo Y (2009). When your gain is my pain and your pain is my gain: neural correlates of envy and schadenfreude.
Science 13 Feb 2009: Vol. 323, Issue 5916, pp. 937-939
DOI: 10.1126/science.1165604
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Silvia Demita

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