Focalizzarci su noi stessi

FOCALIZZARCI SU NOI STESSI E NON SUGLI ALTRI

Quante volte ci concentriamo sul comportamento degli altri invece che sul nostro? Quanto spesso pensiamo che il loro comportamento sia da biasimare perché ci aspetteremmo un altro atteggiamento data la tipologia di relazione o perché ciò che fanno ci irrita? Ci fossilizziamo su comportamenti degli altri e li critichiamo: un collega che si ferma alla nostra scrivania e parla mentre siamo impegnati in un progetto; un ex immaturo che continua a comportarsi come un bambino di quattro anni; un amico che costantemente invade i nostri spazi ed i nostri limiti.

Sono tutti i pensieri e ragionamenti che non fanno altro che provocarci ansia ed alimentarla. Porre attenzione ai comportamenti degli altri non fa altro che toglierci energie e spostare la nostra attenzione. Il tentativo fallimentare di controllare il comportamento degli altri ci fa stare male, ma è possibile controllare il nostro per uscire da questo loop.

Sono diverse le modalità che ci tirano dentro la trappola del concentrarsi sugli altri e sui loro comportamenti. Quando vogliamo piacere a tutti i costi a qualcuno o ci preoccupiamo eccessivamente delle sue azioni e reazioni, perdiamo di vista noi stessi.

Uscire da questa trappola è facile, basta riformulare il nostro pensiero. Si tratta di focalizzarci su noi stessi invece che sugli altri, come quando premiamo il pulsante della fotocamera frontale sul nostro smartphone. Ad esempio quando ci focalizziamo sugli altri ci chiediamo: “Perché la mia famiglia non mi capisce?”, mentre focalizzandoci su noi stessi potremmo chiederci: “Quale ruolo svolgo nel funzionamento immaturo della mia famiglia?”. Oppure “Perché le persone mi scaricano sempre addosso responsabilità che dovrebbero invece prendersi loro?”, potrebbe diventare: “Cosa faccio io affinché gli altri possano assolvere da soli alle loro esigenze?”.

I dubbi spesso ci fanno stare male e per superarli possiamo mettere in discussione gli altri; ad esempio con pensieri del tipo: “Il mio partner è davvero giusto per me?”, sarebbe invece più giusto chiedersi: “Come posso essere la persona migliore che voglio essere nel mio matrimonio?”.

Non è difficile modificare questo approccio, basta vederlo e soffermarsi a ragionare su alcuni concetti. Ad esempio è utile chiedersi in quali casi si tende a dare la colpa agli altri; o, ancora: “Quando è perché cerco di cambiare gli altri per placare la mia ansia?”; “Quali emozioni, sensazioni, sintomi provo quando mi concentro su ciò che fanno gli altri?”, “Cosa potrebbe fare la mia parte migliore nella situazione in cui incolpo gli altri?”. “Come ed in quali occasioni posso esercitarmi su me stesso affinché non mi focalizzi sugli altri?”.

Ed infine è utile chiedersi come fare a concentrarsi di più su se stessi invece che sugli altri. Questo interrogativo mette al centro del discorso noi, spostando il focus da chi invece abbiamo intorno. Perché è proprio quello il problema: spesso non vogliamo vedere le parti che non ci piacciono di noi e tendiamo a proiettarle sugli altri attaccando quelle parti nostre che attribuiamo loro criticandoli per ogni comportamento, ogni atteggiamento, ogni parola detta.

È bene quindi che la prossima volta che sei turbato per una situazione o sei sopraffatto da essa, tu ti soffermi a pensare se ti stai concentrando su te stesso o su qualcun altro.
Ovviamente ciò non toglie che l’altra persona potrebbe realmente essere in torto, come è possibile che chi abbiamo di fronte sia parzialmente responsabile il problema. Ma prestare sempre attenzione al nostro ruolo nella relazione con l’altro ci dà più libertà di azione. Assumersi la responsabilità del proprio funzionamento psichico e quindi del proprio comportamento ci aiuta a vivere meglio e più serenamente perché favorisce la capacità di rispondere preservando il benessere personale.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano
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