Fattore umano e intelligence: le principali caratteristiche psicologiche e attitudinali di un operatore Humint.

In un’inarrestabile era contraddistinta dallo sviluppo tecnologico, dalle nuove minacce cyber, dal generarsi di una vera e propria società digitale, il soffermarsi sull’importanza del fattore umano sembrerebbe quasi andare in controtendenza alla modernizzazione scientifica con la quale siamo stati abituati a crescere ed evolverci. In realtà, soprattutto nel mondo dell’intelligence e nel settore della sicurezza in generale, questo fattore rimane il punto cardine per ogni attività informativa nonostante quello che si possa pensare con l’introduzione dell’intelligenza artificiale oppure con il blasonato termine cyber che oramai è sulla bocca di tutti. Difatti, se solo ci si soffermasse sul ruolo dell’essere umano all’interno di ogni attività di prevenzione della minaccia, si potrebbe notare che senza di esso non sarebbe possibile gestire l’enorme quantità di dati provenienti dai vari software per non trattare tutte quelle attività informative che, per la loro particolarità, richiedono agenti in grado di muoversi consapevolmente sul campo. Il motivo di tutto ciò risiede proprio nelle caratteristiche intrinseche del fattore umano che, a differenza di una macchina, è in grado di far uso di attività inferenziali, empatiche e di ragionamento, diverse e inimitabili da parte della tanto acclamata per esempio intelligenza artificiale. In altre parole, nonostante quest’ultima abbia un ruolo importantissimo nel campo della ricerca dei dati non può prescindere da un altrettanto livello di preparazione da parte della componente umana che, nel caso del mondo dell’intelligence, sarebbe possibile sintetizzare attraverso i due principali ruoli di riferimento: gli operativi e gli analisti.

Per quanto riguarda i primi è credibile asserire che rappresentino il cuore pulsante delle attività d’intelligence in quanto soggetti in grado di carpire dati o notizie, altrimenti non disponibili, all’interno di settori di notevole complessità. Nella fattispecie, sono così indispensabili da rappresentare un grosso settore nell’ambito delle fonti di ricerca dei dati d’intelligence ovvero, in gergo tecnico, ne costituiscono la Humint: quell’indispensabile fattore umano in grado di possedere quei caratteri di unicità e di segretezza fondamentali per la sicurezza nazionale. Le sue origini risalgono dai tempi più remoti tanto da essere connotata come la funzione informativa più antica al mondo. Difatti, da allora ad oggi, il suo focus operativo si concentra sulle relazioni umane ossia sul come poter convincere qualcuno a dare delle notizie volontariamente o meno. Che si tratti di attività di ricognizione, di spionaggio, di sorveglianza o di controspionaggio, le competenze base che si richiedono sono sempre le stesse. Vediamole nel dettaglio:

  • Competenze personali: quell’insieme di facoltà attraverso le quali l’agente humint è in grado di individuare e padroneggiare i suoi stati interiori e quelli dei suoi interlocutori.
  • Competenze sociali: quell’insieme di facoltà interpersonali delle quali l’agente humint è in grado di gestire le relazioni, in maniera efficace, con i soggetti d’interesse.
  • Competenze tecniche: quelle abilità specifiche grazie alle quali l’agente humint è in grado di svolgere più efficacemente il proprio compito.

Più nello specifico, alle risorse umane vengono richieste spiccate caratteristiche psicologiche e attitudinali:

  • Una forte propensione all’adattamento situazionale in relazione all’ambiente a alla persona con i quali si devono rapportare;
  • Una spiccata empatia nei confronti degli altri;
  • Riservatezza e curiosità;
  • Grande intuito;
  • Saper lavorare in Team;
  • Possedere una mentalità aperta e priva di pregiudizio;
  • Abilità atta a memorizzare molti dati;
  • Essere in grado di gestire se stesso nelle situazioni di forte stress emotivo;
  • Saper comunicare in maniera efficace;

Tuttavia, a proposito di quest’ultimo punto, seppur possa sembrare semplice da padroneggiare, non lo è affatto poiché, oltre a richiede un notevole sforzo e metodo di persuasione, bisognerebbe essere in grado di mettere in atto un comportamento cosiddetto simpatetico. In altre parole, richiederebbe l’applicazione di quei principi della psicologia, della sociologia, della criminologia e non solo, sui vari processi comunicativi: dall’uso specifico delle parole all’osservazione del linguaggio del corpo. Nella fattispecie, egli dovrà maneggiare gli assiomi dell’elicitazione, della programmazione neuro-linguistica e dell’analisi comportamentale, nonché una lucidità e un controllo mirato di se stesso e dell’ambiente circostante. In aggiunta, e non per questo meno importante, a rendere ancora più difficile questo lavoro è lo stress emotivo che tale mansione richiede: profonda segretezza, sacrificio e una disponibilità continua al cambiamento. Dopotutto, si deve attribuire a queste serie di caratteristiche la buona riuscita di una missione humint, ossia la realizzazione delle sue tre fasi determinanti utili ad ottenere “l’aggancio della fonte”:

  • La selezione del target;
  • La procedura di reclutamento;
  • L’ottenimento dei dati, con le dovute strategie, da parte dello stesso.

Insomma, come ben si è capito il fattore umano, con le sue complessità, rimane il principale mezzo per i servizi segreti di tutto il mondo per ottenere dei dati utili a proteggere gli interessi nazionali. Dati che successivamente, nella loro complessità, verranno analizzati da altrettanti preparati analisti in grado di estrapolare delle mirate informazioni dagli stessi per l’autorità decisionale. L’intelligence israeliana, prima fra tutte nel mondo in quanto risultati, rappresenta la scuola principale sulla quale poter comprendere le potenzialità del fattore umano: fin da bambini la propria popolazione viene addestrata a valutare le anomalie e i fattori di rischio.

Per quanto oggi si possa parlare spesso di cyber-security e di minacce online, l’aspetto umano con le sue sfaccettature sociali e psicologiche, non potrà mai essere sostituito del tutto da una macchina virtuale. Se lo si facesse, si commetterebbe un errore gravissimo.

In qualunque ambito riguardante la sicurezza, soprattutto nel campo della prevenzione della minaccia, si deve porre molta attenzione al tema della vulnerabilità dell’essere umano, nonché della sua “awereness”, prima di qualunque altra cosa. Che si tratti di spionaggio informatico o fisico l’elemento cardine, l’anello più sensibile e importante della catena, rimarrà l’uomo e la sua complessità (il virus informatico Staxnet ce lo insegna).

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Angelo Alabiso

Ricercatore, promotore nonché studente in materie affini alla criminologia, alla psicologia, alla criminalistica e all'intelligence.

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