FALLO, ANCHE MALE, MA FALLO! (come combattere l’ansia)

L’ansia paralizza. E’ una palla al piede dal peso notevole.
Impiccia, distoglie, ingombra e complica.

E’ cosa di tutti però: chiunque ha fatto esperienza di questo stato emotivo durante la propria vita.

Olivia Remes, dell’Univeesità di Cambridge conosce il problema e, durante una TedConference, ha parlato di 3 strategie per poter risolvere la questione.
3 Strategie per non dover essere costretti a vivere perennemente con l’ansia.

Vediamole insieme:

1) FALLO! FALLO ANCHE MALE, MA FALLO.
Abbassare gli standard di irraggiungibile perfezione, che la società ci porta a dover sostenere, è il primo passo da compiere.
Siamo incatenati alla ricerca della perfezione. Ogni sfera della nostra vita speriamo raggiunga tale livello: dobbiamo/vogliamo il miglio lavoro del mondo, dobbiamo/vogliamo il miglior televisore sul mercato, dobbiamo/vogliamo le migliori vacanze della vita.
Tutto all’insegna della parola “migliore”, che è di per sé un termine “vuoto”, perché quello che per me è il MIGLIOR smartphone del pianeta potrebbe non esserlo per te, e via così all’infinito.

Accettare quindi di poter fare un cosa ad un livello BUONO (ma non Ottimo, il migliore che ci sia), porta a ridurre notevolmente l’ansia.
E, parola d’onore, una volta portata a termine il nostro obiettivo a livello BUONO ci gireremo e penseremo:
“Beh, non era così male, dai!”

2)PERDONATI.
La ricerca della perfezione porta ad una frustrazione considerevole: non possiamo mai sbagliare o non saremo perfetti per un meccanismo perfetto in un “mondo perfetto”.
E’ il caso, dopo aver seguito il passo 1) di perdonarsi se non siamo stati in grado d’essere al livello tanto sperato.
Abbracciare la filosofia Zen del
“C’è più bellezza nelle imperfezioni, perché sono uniche”.
E’ andare controcorrente rispetto al “zero imperfezioni”, ma porta minore ansia e maggiore serenità.
E’ una scelta per chi ha carattere. Perdonare è da “duri” non il contrario.

 

3)FALLO PER QUALCUN ALTRO
Spostando il focus su “Qualcun altro” avremo una percezione differente della nostra azione.
Quell’ansia che ci blocca nel portare a termine la nostra azione verrà ridimensionata a favore di un ideale più alto.
Sì, il trucco è quello: posso fare la differenza con la mia azione? Posso far la differenza per chi mi sta attorno e chi mi vuole bene? Posso, con la mia azione, migliorare qualcosa anche per qualcun altro?
In inglese parlano di “Generativity”: la capacità di generare. Rispetto al suo contraltare: “Stagnation” (stagnazione, immobilità, sabbie mobili).
Mettere in moto la macchina del “generare” (con focus “per altri”, per chi amo, per chi mi ama) porta a una riduzione di ansia e ad una nuova e vitale energia per farci affrontare la nostra (maledetta) ansia.

Grazie a tutti!
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Bibliografia:
-https://www.psychologytoday.com/blog/the-athletes-way/201709/cant-do-it-perfectly-just-do-it-badly
-https://www.cam.ac.uk/people/olivia-remes

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Giacomo Fumagalli

Laureato Scienze e Tecniche Psicologiche Bicocca.
In formazione in PPSDCE Bicocca (Psicologia dei processi Sociali, Decisionali e Comportamenti Economici).
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