Dovremmo soffrire senza sensi di colpa

soffrire

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato un articolo dove si parlava di quelle persone che utilizzano il proprio dolore per ottenere attenzioni: Se fai la vittima mi fai soffrire.

Nell’articolo il dolore e la sofferenza venivano descritte come emozioni molto intime, quasi incoffessabili. Ed è proprio la natura spietatamente intima del dolore che lo rende un’arma tanto potente quanto vergognosa.

Di solito, le persone che soffrono si sentono in colpa perché la società va nella direzione opposta. Esistono miriadi di tecniche e prodotti per sopprimere il dolore e ridarci le forze necessarie a produrre, pedissequamente integrati nei ritmi di lavoro e di svago offerti dalla società dei consumi.

Non è un discorso politico, è un discorso di psicologia sociale. Chi è integrato nella società gode i benefici di appartenere al gruppo dominante, chi è fuori no.

Per questo è normale nascondere il proprio dolore, a meno che, come nell’articolo citato sopra, non venga piegato al servizio utilitaristico della furbizia manipolativa. A scarso di fraintesi, non sto dicendo che il dolore di chi ci ricatta con il dolore sia finto. Anzi, è vero come qualsiasi altro dolore. Solo che viene usato in modo vile.

 

Dovremmo soffrire senza sensi di colpa

Da una parte c’è chi usa il dolore per manipolare gli altri e dall’altra chi lo nasconde con vergogna: forse la virtù della sofferenza sta nel mezzo. Basterebbe imparare a soffrire senza sentirci in colpa.

L’idea secondo cui il nostro corpo e la nostra mente producano elementi potenzialmente dannosi per il progresso economico e sociale è dogmatica e totalitaria. Il desiderio di annientare una parte di noi per restare aggrappati alla macchina sociale in corsa è semplicemente folle.

La sofferenza fa parte della vita; è il modo in cui affrontiamo le sofferenze che conta.

Prima di tutto dobbiamo combattere i sensi di colpa che ci colgono quando soffriamo. Dovremmo avere il coraggio di restare soli e ascoltare tutte le sensazioni e le emozioni che sfilano dentro e fuori di noi mentre siamo immersi nel dolore. Dovremmo restare a casa dal lavoro ed evitare di uscire con gli amici per distrarci. Dovremmo fare amicizia con la sofferenza per comprendere le sue ragioni e viverla come qualsiasi altro momento della nostra vita.

Non siamo mai liberi di scegliere le nostre emozioni, ma siamo sempre liberi di scegliere come viverle.

 

Non dovremmo mai smettere di ascoltarci

Ogni sensazione prodotta dalla nostra mente è un messaggio, se lo ignori perdi il suo significato e il tuo corpo poi è costretto a gridare più forte.

Se ignori la tua insoddisfazione poi diventerà emicrania.

Se ignori la tua ira diventerà gastrite.

Se ignori la paura diventerà dolore cervicale.

Se metti da parte i tuoi desideri per soddisfare quelli altrui il tuo corpo perderà le forze.

Se ignori le tue passioni e i tuoi entusiasmi il corpo dirotterà la tua attenzione verso il cibo.

Se ignori i tuoi affetti diventeranno comportamenti disfuzionali.

Se ignori i messaggi della tua mente, il corpo si ammala.

 

 

 

 

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Francesco Boz

Le cose vanno bene - rispondiamo sorridendo per rassicurare noi stessi

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