Depressione post-partum: come superarla?

Il periodo della gravidanza è un momento fondamentale e delicatissimo per tutte le donne. Il corpo si modifica, ci si sente stanche, il pancione si fa sentire, il bambino scalcia, si ha la nausea e via dicendo. In sostanza la gravidanza ci trasforma non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Alla fine di questo periodo, che può apparire più o meno lungo, arriva il momento del parto. La gioia è immensa, non si riesce a fermare il cuore che corre all’impazzata. La felicità dovrebbe essere l’unico elemento presente da quel momento in poi insieme all’amore per il bambino. Alle volte però qualcosa non va. Ci si sente o troppo stanchi o non abbastanza assonnati, si hanno problemi nel sonno, nell’umore. l’appetito si modifica e spesso non si ha interesse nei confronti delle novità. Le crisi di pianto sono frequenti e si è più irritabili del solito. Tutti questi sintomi sono racchiusi nel termine medico “Depressione Post-Partum”.

Cos’è la Depressione Post-partum?

Questo disturbo è legato principalmente a problemi nell’umore e colpisce il 10-20% delle donne nel periodo immediatamente successivo al parto. Nelle prime settimane si tende a parlare di “baby blues” che può colpire sette mamme su dieci. In seguito si parla di vera e propria depressione ovvero di uno stato che si manifesta in media nelle prime quattro settimane dopo il parto e che può compromettere la salute della donna e del neonato, anche seriamente.  Una cosa fondamentale è cercare di accorgersi immediatamente se qualcosa non va per poter risolvere il problema e limitare così i disagi all’intera famiglia. La donna, alle volte, può vergognarsi per questi suoi sentimenti a causa della scarsa conoscenza che si ha del fenomeno. Ho sentito addirittura uomini dire che se una donna soffre di tale disturbo è perché non desiderava la gravidanza. Questa visione è ovviamente errata in quanto sono altri i motivi che contribuiscono allo sviluppo di questo disturbo.

 

Quali sono le possibili cause?

Per prima cosa bisogna distinguere tra baby blues e depressione vera e propria. Nel primo caso, a entrare in gioco sono soprattutto i bruschi cambiamenti ormonali che intervengono nell’organismo della mamma subito dopo il parto e il forte stress psico-fisico legato a travaglio e parto. Altri fattori che possono contribuire sono la fatica fisica, una normale ansia legata all’aumento della responsabilità, l’eventuale presenza di contrasti con il compagno e i familiari rispetto alla gestione del piccolo. Per quanto riguarda la depressione post parto vera e propria, le cause non sono del tutto note. C’è probabilmente una base biologica data dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza e del periodo successivo alla nascita, sulla quale si innestano però altri fattori. Esistono delle possibilità che questo disturbo abbia delle basi genetiche. Coloro che hanno già sofferto di ansia, depressione, che hanno familiarità con disturbi psichiatrici potrebbero correre maggiori rischi. Anche i fattori ambientali sono fondamentali: condizioni socioeconomiche sfavorevoli o scarso supporto familiare e sociale non fanno altro che peggiorare la situazione. A tutto questo può essere legata anche la condizione della tiroide post parto che potrebbe sviluppare una forma di infiammazione autoimmune  (ghiandola posta alla base del collo). Questo problema può colpire anche un caso su dieci delle neomamme. In particolare, sembrerebbe che almeno il 5 per cento dei casi di depressione post-partum siano ricollegabili proprio al malfunzionamento della tiroide. Gli ormoni sono considerati comunque il motivo principale alla base di questo disturbo. I fisiologici cali ormonali che si manifestano subito dopo il parto, come la repentina riduzione di estrogeni e progesterone (gli ormoni femminili che in gravidanza raggiungono livelli molto alti) e l’aumento dei livelli di prolattina, un ormone che sembra avere un certo effetto protettivo nei confronti dei sintomi depressivi, complicano molto le cose.

 

I rimedi

Si può dire che esistano tre tipi di rimedi fondamentali:

  1. L’autoaiuto
  2. L’aiuto psicologico
  3. La terapia farmacologica  

Se i sintomi sono leggeri basta non nasconderli, avere il coraggio di parlare con familiari e amici, farsi supportare da loro. Cercare di riposare il più possibile e seguire una dieta sana e controllata sono mezzi che possono essere seguiti in modo autonomo per migliorare la propria situazione. Se, invece, si sente la necessità di un aiuto esterno la terapia più indicata è quella cognitivo-comportamentale. Infine, in situazioni molto gravi, si può ricorrere ad ansiolitici o antidepressivi. Alcuni farmaci possono essere assunti anche durante l’allattamento. A proposito di ciò, oggi è stato dimostrato che l’allattamento  potrebbe persino proteggere dal rischio di baby-blues e di sintomi depressivi dopo il parto. A proteggere dal rischio di disturbi psicologici sembrerebbe essere l’aumento dei livelli di prolattina nel sangue, che secondo alcuni studiosi ridurrebbe il rischio di depressione. Al contrario, il non poter allattare il proprio bambino può scatenare sintomi di frustrazione.

 

Dunque, anche se oggi si tende a sottovalutare questo disturbo, è fondamentale conoscerlo e saperlo riconoscere per risolverlo e partire “con il piede giusto” con il proprio bambino, avere un buon rapporto con lui nelle prime settimane di vita che influenzano il suo sviluppo. Ogni donna ha il diritto ad essere aiutata e non deve vergognarsi dei suoi sintomi o dei suoi problemi di umore poiché essi fanno parte del naturale cambiamento che si verifica nel corpo delle mamme. Non addossatevi colpe che non avete, parlatene, lasciate che gli altri vi stiano accanto e così amerete e vi sentirete amate dal vostro bambino.

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