Come formiamo le impressioni e le attribuzioni?

Durante la nostra vita incontriamo un’infinità di persone che possono diventare importanti o meno per noi, nonostante questo creiamo un’impressione e delle attribuzioni per tutte loro. Le impressioni e le attribuzioni che sviluppiamo sono coerenti con quello che è realmente la persona oppure possiamo distorcere la realtà?

Lo studio delle impressioni

La principale disciplina che studia come formiamo le impressioni è la psicologia sociale che è una branca della psicologia e si occupa di determinare e analizzare l’interazione tra individui e gruppi sociali e le influenze che possono avvenire all’interno di questa “relazione”. Più nel dettaglio le impressioni fanno parte dello studio della percezione sociale che è argomento di studio della psicologia sociale e si occupa di come le persone riescano a creare opinioni riguardo ad altri individui.

Quali informazioni sono usate per produrre le impressioni?

Riusciamo ad acquisire informazioni legate alle persone mediante i due canali comunicativi cioè verbale e non verbale. La prima fonte è puramente legata al linguaggio parlato mentre la seconda va oltre la parola e riguarda il nostro comportamento, le emozioni, i gesti, gli sguardi, i movimenti del corpo e lo spazio peripersonale. Tutte queste informazioni sono alla base dell’immagine della persona che creiamo, ma per parlare di impressioni bisogna andare più in fondo.

Come si formano le impressioni?

Dopo aver acquisito tutte queste informazioni basate sulla comunicazione verbale e non, bisogna tener in conto, secondo Fiske, (Fiske, Cuddy, Glick, & Xu, 2002) due dimensioni cognitive: il calore e la competenza.

Il calore fornisce informazioni riguardo alle intenzioni sociali di una persona mentre la competenza procura dati rispetto alle abilità della persona. A cosa servono allora? Ci permettono di rispondere a 2 domande molto importanti cioè “E’ un amico o un nemico?” (calore) e “Può essere pericoloso?” (competenza).

Inoltre, studi recenti hanno teorizzato (Leach, Ellemers e Barreto 2007) che la dimensione del calore può essere divisa in due ulteriori sottodimensioni cioè la socievolezza e la moralità. La prima dà informazioni riguardo al grado di cooperazione sociale della persona e la seconda invece permette di comprendere i valori come l’onestà e l’affidabilità del soggetto. Quest’ultima è ritenuta la principale guida per la formazione delle impressioni rispetto alla dimensione della competenza e della socievolezza (che ricoprono comunque un ruolo importante nella formazione delle impressioni).

Perché la moralità è così importante?

La moralità riveste un ruolo fondamentale per la formazione delle impressioni perché le informazioni morali di una persona sono stabili, cioè sono costanti nel tempo. Proprio per questo tendiamo a presentarci in modo molto più morale di quanto siamo realmente manifestando l’effetto Muhammad Ali, in modo tale da far creare un’impressione migliore e duratura di noi stessi.

Infatti, lo scopo di creare impressioni, giudizi e opinioni è legato alla nostra capacità innata di essere scienziati ingenui, citando Fritz Heider, cioè cerchiamo continuamente di comprendere il perché le persone si comportano in un certo modo facendo continue attribuzioni.

ATTRIBUZIONI: Definizione e bias.

Le attribuzioni sono delle interpretazioni destinate a determinare le cause di un determinato comportamento che si osserva.

Parliamo di attribuzioni quando abbiamo un attore e un osservatore. Il primo è colui che compie l’azione, mentre il secondo è l’artefice delle attribuzioni, questo non vuol dire che non possiamo parlare di attore e osservatore che coincidono, infatti, questa condizione si presenta quando cerchiamo di capire il perché di alcune nostre azioni.

Le attribuzioni possono derivare da cause interne o cause esterne. Le prime sono legate alla responsabilità dell’attore mentre le seconde dipendono dal contesto. Le cause interne sono utilizzate maggiormente per spiegare i comportamenti che osserviamo perché non riusciamo a tener conto di tutte le situazioni esterne che hanno potuto influenzare l’attore dell’azione. Questo fenomeno viene definito bias di corrispondenza o errore fondamentale d’attribuzione, cioè tendiamo a sovrastimare le cause interne per fare delle attribuzioni.

Il bias non avviene sempre allo stesso modo, infatti, quando facciamo attribuzioni riguardo un nostro comportamento tendiamo ad attribuire cause esterne quando falliamo, mentre quando abbiamo successo facciamo il contrario secondo un fenomeno chiamato bias egoistico o distorsione personale.

CONCLUSIONE: Le attribuzioni e le impressioni sono corrette?

Abbiamo visto come tutti noi creiamo le impressioni e le attribuzioni attraverso l’uso di informazioni e processi a noi nascosti. Le impressioni possono variare secondo diversi fattori morali, sociali e personali mentre le attribuzioni possono avvenire in modo diverso secondo l’attore a cui si fa riferimento.

Entrambi questi processi sono fondamentali per la nostra capacità di prevedere e comprendere comportamenti degli altri in modo tale conoscere le intenzioni dell’altro. Non sempre però siamo così efficaci e per questo sorgono degli errori o bias che velocizzano l’elaborazione ma aumentano la possibilità di sbagliare. Infatti, non siamo capaci di tenere in conto tutte le possibili variabili che hanno causato un determinato comportamento e da cui scaturiscono poi le nostre impressioni e le nostre attribuzioni.

Magari la prossima volta che incontreremo una nuova persona o saremo impegnati nel capire la possibile causa di un comportamento di un nostro amico, cerchiamo di renderci conto che quello che creiamo e attribuiamo non rappresenta in modo assoluto la realtà.

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Vincenzo Paternoster

Sono uno studente di psicologia interessato a tutto ciò che riguarda il processo decisionale, l'ottimizzazione e la crescita personale. Cerco di condividere tutto quello che trovo interessante e essenziale sapere su questa splendida disciplina.

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