Il colloquio psicologico

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Il termine “comunicare” deriva dal latino communicare, dall’aggettivo communis = comune, che significa rendere partecipe di qualcosa qualcuno, o meglio, trasmettere un messaggio. La comunicazione è dunque una delle basi portanti del processo di socializzazione, poiché permette all’individuo di relazionarsi con i suoi simili e di trovare la propria collocazione all’interno della società.

Il colloquio psicologico si basa sullo scambio di messaggi fra persone a scopo informativo-pragmatico, e avviene mediante l’integrazione simultanea di aspetti diversi, dagli elementi verbali a quelli paralinguistici e cinesici.

La prossemica studia l’utilizzo che le persone fanno della distanza e dello spazio nell’ambito delle relazioni interpersonali; in particolare, i comportamenti che esprimono il senso della territorialità o che stabiliscono posizioni gerarchiche attraverso la disposizione degli arredi e il loro uso da parte delle persone nell’ambiente servono come fattori di regolazione sociale delle interazioni tra interlocutori. Nell’ambito del colloquio psicologico, la distanza interpersonale e l’orientamento dei soggetti nello spazio assumono particolare valore come elementi di comunicazione.

La distanza è un elemento rispetto al quale le persone sono estremamente sensibili ma, al contempo, meno capaci di fornire un’accurata valutazione soggettiva: se osservate, le persone tendono a modificare la loro abituale distanza interpersonale:

  • La distanza intima definisce la zona entro cui il canale visuale perde d’importanza nel percepire la presenza dell’altro, mentre assumono rilievi altri canali sensoriali quali l’udito, l’olfatto o il tatto;
  • La distanza sociale può essere intesa come una zona di sicurezza entro la quale anche un estraneo può addentrarsi, essere percepito e stabilire un contatto senza creare disagio;
  • La distanza pubblica è la zona entro la quale possiamo includere nello stesso spazio visuale da due a cinque persone separate tra loro.

La violazione delle aspettative rispetto alla distanza interpersonale nell’ambito di un’interazione costituisce un messaggio non verbale che sembra prevalere tra gli altri: l’aumento eccessivo di tale distanza può comunicare sentimenti di paura e di tristezza, in altri casi può veicolare la negazione di forti vissuti di rabbia o di una necessità di distanziamento dell’interlocutore. Diversamente, un’adeguata distanza interpersonale può costituirsi come un importante fattore di equilibrio della diade nel corso di un’interazione, come nell’ambito di un colloquio.

Parallelamente, nella situazione di colloquio psicologico l’uso dello spazio si evidenzia attraverso l’orientamento di due interlocutori (dato dalla disposizione delle sedie nella stanza di colloquio). Una posizione frontale fornisce maggiori possibilità di contatto visivo e di coinvolgimento reciproco, mentre una disposizione obliqua o laterale è più neutra e convenzionale consentendo impegno mentale e tensione emotiva minori: permette di guardarsi reciprocamente ma anche di volere altrove lo sguardo se uno dei due interlocutore non vuole esporsi troppo all’interazione.

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