C’è vita dopo la nascita? Metafora della carrozza di Gurdjieff

Ci si chiede spesso se c’è vita dopo la morte ma la vera domanda sarebbe se c’è vita dopo la nascita.

La sovrabbondanza di stimoli della società odierna porta ad un graduale addormentamento di massa in cui l’essere umano va avanti per inerzia, per automatismi.

Sarebbe doveroso chiedersi quindi se si stia vivendo o sopravvivendo? Se si sia consapevoli di essere in vita.

Potete constatarlo anche su voi stessi: quante volte REAGITE in automatico a qualcosa senza pensarci e solo successivamente vi rendete conto che ci sarebbero stati altri 100 modi di AGIRE  se solo vi foste dati il tempo di ESSERCI, di pensare, di vivere quel momento?

L’essere umano appare spesso la somma delle sue memorie procedurali ovvero delle acquisizioni pratiche che esegue in automatico senza concentrarsi, come andare in bicicletta guidare, lavarsi etc. Spesso esegue queste azioni pensando ad altro. A tutti voi è capitato di guidare ed accorgervi di aver fatto la solita strada mentre avreste dovuto andare in un’altra direzione. Erikson diceva infatti che lo stato ipnotico è sperimentato più volte durante il giorno da ogni individuo.

Il maestro esoterista George Ivanovic Gurdjieff  paragona l’essere umano ad un veicolo composto da:

– carrozza: corpo fisico

– cavalli: emozioni

 – cocchiere: mente

– passeggero: l’anima (o coscienza).

Secondo Gurdjieff  la coscienza sarebbe assopita in uno stato di sonno i cui le emozioni (cavalli) e la mente (cocchiere) trainano il corpo fisico (carrozza).

Questo significa che se la coscienza è assopita, se è assente, il corpo si farà gestire dalle emozioni e dalla mente.

L’essere umano tende ad identificarsi con i propri pensieri e con le proprie emozioni.

A quanti di voi è capitato di dire o sentire dire frasi come “sono arrabbiato” oppure “sono ammalato”?

Queste frasi indicano l’identificazione con pensieri ed emozioni. Voi non siete le vostre emozioni e nemmeno i vostri pensieri. Per questo sarebbe più corretto dire “provo uno stato di rabbia” o “sono in una condizione di malattia”.

Tale stato di addormentamento è corresponsabile di numerosi malesseri ad esempio il sovrappeso: spesso si mangia con la tv accesa o mentre si guarda lo smartphone o parlando con qualcuno. In questo modo si è distratti ed il cervello non recepisce l’effettiva quantità di cibo assunta.

C’è possibilità di vita dopo la nascita? C’è possibilità di vita durante la vita? Di risveglio in questa vita?

Risveglio significa essere presenti. Quando guidi, stai guidando e quando mangi stai mangiando. Possono sembrare banalità ma sono davvero poche le persone in grado di compiere tali azioni in modo nitido e non inquinato da pensieri o emozioni.

Di seguito tre esercizi per praticare il risveglio:

  1. Meditazione: si pensa che per meditare occorra sedersi ed isolarsi. Nient’affatto! Tutti potete meditare in qualsiasi momento della giornata. Dovete solo spostare l’attenzione dal mondo esterno verso il mondo interno, iniziando ad ascoltare il vostro corpo, il vostro respiro e le sensazioni dentro di voi.
  2. Auto-osservazione: guardate i vostri pensieri e le vostre emozioni proprio come se guardaste un treno mentre passa su un binario senza però salirci sopra.
  3. Respirazione: Anche respirare è divenuta un’azione meccanica. Si respira con la parte alta del torace quindi si è in una costante condizione di scarsa ossigenazione. La corretta respirazione è diaframmatica (con la pancia). Iniziate inspirando col naso parendo dall’addome per arrivare gradualmente al torace, trattenete il respiro per alcuni secondi e poi espirate dalla bocca molto lentamente in modo che la durata dell’espirazione sia più lunga dell’inspirazione.

Prima di fare o dire qualcosa chiedetevi: perchè lo sto facendo o perchè lo sto dicendo?

Il porvi questa semplice domanda aiuta, almeno per un attimo, ad uscire dallo stato di reazione, dallo stato di automatismo.

 “La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno; l’uomo è addormentato, la sua coscienza è ipnotizzata, confusa; egli non sa chi è, non sa perché agisce, è una specie di macchina, un automa, cui tutto “succede”; non ha il minimo controllo sui propri pensieri, sulle proprie emozioni, sulla propria immaginazione, sulla propria attenzione; crede di amare, di desiderare, di odiare, di volere, ma non conosce mai le vere motivazioni di questi impulsi che compaiono e scompaiono come meteore; dice “io sono”, “io faccio”, “io voglio”, credendo di avere davvero un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; spreca le proprie energie a inseguire cose superflue; e solo qualche volta si rende conto che non è soddisfatto, che la vita gli sfugge, che sta sciupando l’occasione che gli è stata offerta.”

George Ivanovic Gurdjieff

Buon risveglio a tutti!

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