BULLISMO E DDAI (DISTURBO DA DEFICIT D’ATTENZIONE E IPERATTIVITA’): QUALE RELAZIONE?

Attraverso una ricerca realizzata qualche anno fa in una scuola di Livorno, prendendo come campione 53 maschi e 51 femmine di terza e quarta elementare, si è cercato di scoprire quanto atteggiamenti e comportamenti da bullo possano avere una correlazione con il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

Il Bullismo si configura come comportamento caratterizzato da violenza fisica, verbale e psicologica da parte di un soggetto più forte nei confronti di uno più debole con l’intenzione di danneggiare quest’ultimo. La forte componente sociale è un elemento in più che veicola l’atto di bullismo, infatti l’85% degli episodi di bullismo avvengono alla presenza di “spettatori”. Un metodo questo finalizzato a rimarcare (da parte del bullo) la supremazia sulla vittima e a lasciare un messaggio chiaro nei confronti di tutti rispetto alla sua forza ed alla volontà di usarla per prevalere sugli altri. Ecco perché quando si parla di bullismo non ci si può esimere dal prendere in considerazione oltre al bullo ed alla vittima anche gli spettatori, i sostenitori del bullo ed il difensore o i difensori della vittima. A ciò va aggiunta la valutazione dell’ambiente sociale e delle aspettative del gruppo di appartenenza.

Ciò che caratterizza il bullo è spesso quello che Bandura chiamava “disimpegno morale”, un atteggiamento che gli permette di ridurre il senso di colpa legittimando i propri comportamenti deplorevoli; a ciò vanno aggiunti atteggiamenti favorevoli nei confronti della violenza, legittimazione dei comportamenti violenti per ottenere un risultato, tendenza a dominare gli altri sottomettendoli.
Tutto ciò, secondo alcuni, potrebbe essere ascrivibile ad un’errata interpretazione mentale dell’interazione sociale e delle modalità interattive con gli altri. Per altri invece, contrari a questa teoria, le capacità del bullo di rilevare le debolezze della vittima designata lo portano a mettere in atto comportamenti finalizzati al raggiungimento di una posizione di supremazia nel gruppo, Una sorta di “cognizione fredda” di cui parla Mealey ad indicare una modalità cognitiva usata a fini strumentali senza empatia.

Anche la vittima “gioca” un ruolo importante nella relazione con il bullo; si tratta nella maggior parte dei casi di un soggetto con bassa autostima, ansioso, insicuro ed incapace di difendersi. Ci troviamo di fronte ad un soggetto più cauto e sensibile rispetto ai suoi coetanei che ha nella maggior parte delle situazioni violente reazioni di sottomissione, paura, pianto ed a volte anche fuga. Una vittima è molto spesso emarginata per mancanza di relazioni socioaffettive funzionali con i compagni soprattutto per l’immagine che rimanda di sé, di insuccesso e debolezza. Esistono inoltre soggetti che suscitano reazioni violente da parte dei bulli perché mettono in atto un comportamento irritante provocando i compagni e scatenando in loro reazioni violente alla sfida. Questi soggetti che portano dentro una forte aggressività pur essendo vittime hanno riportato punteggi alti ai test per l’iperattività dimostrando irrequietezza, difficoltà di concentrazione ed impulsività. Ciò porta a pensare che le “vittime aggressive” potrebbero essere caratterizzate da deficit dell’attenzione e mostrare comportamenti iperattivi.

Da ciò l’idea di una correlazione tra personalità bullo-vittima e DDAI. Il Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività si configura come una serie di problematiche a mantenere l’attenzione ed a controllare impulsività e movimento. Disattenzione, iperattività ed impulsività portano inevitabilmente a deficit nell’apprendimento e problemi nelle relazioni. Le disfunzioni comportamentali di questi bambini spesso sfociano in veri e propri disturbi, come quello Oppositivo Provocatorio (DOP) o della Condotta (DC) strettamente legati ad insuccesso scolastico e disapprovazione a casa.

I bambini con DDAI presentano elementi comportamentali molto marcati come: irritabilità, impulsività, aggressività che possono portarli a prevaricare i soggetti più deboli ma anche altri soggetti che infastiditi riescono a tenerli sotto controllo solo con comportamenti di prevaricazione a loro volta.
Le numerose ricerche effettuate hanno rilevato una correlazione positiva tra i ruoli di bullo, aiutante e sostenitori con le caratteristiche del DDAI. L’iperattività che caratterizza questo disturbo favorisce fortemente un ruolo in situazioni di bullismo, così come forte è il ruolo della disattenzione; soprattutto per le bambine implicate nel bullismo l’iperattività è un importante fattore di rischio. Mentre negativa è la correlazione che esiste tra DDAI e difensore della vittima. Soggetti che presentano un disturbo da Deficit dell’Attenzione dell’Iperattività sono spesso identificati come bullo, sostenitore ed aiutante caratterizzati da comportamenti iperattivi ed impulsivi e lievemente da disattenzione.

Come già detto, alcune caratteristiche delle bambine iperattive, associate a difficoltà nel mantenere rapporti di amicizia, la scarsa empatia e la mancanza di capacità nel risolvere i conflitti rappresentano un elevato fattore di rischio rispetto a condotte legate al bullismo, di qualunque tipologia esse siano.
In definitiva la correlazione esistente tra DDAI e bullismo rappresenta una combinazione da tenere in considerazione e sotto controllo poiché sul lungo periodo può portare a condotte devianti. Per tale motivo oltre a porre attenzione ai contesti ed alle relazioni nelle quali si sviluppano dinamiche di bullismo è bene anche tenere in attenta osservazione le caratteristiche peculiari dei soggetti coinvolti a vario titolo.

Per approfondire:
Bullismo e DDAI. Possibili convergenze in “Psicologia e scuola” anno 29°, Gen-Feb 2009, n.1, pp.27-34

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
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