ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

Quando parliamo di attenzione essenzialmente ci riferiamo ad un processo cognitivo che ci permette di prendere in considerazione solo gli stimoli particolarmente rilevanti fra quelli che ci circondano.
I primi studi sull’attenzione e la sua importanza nella vita di tutti i giorni risalgono agli anni 50, quando cioè, l’attenzione intesa come costrutto multi sfaccettato e multidimensionale venne presa in considerazione portando alla scoperta dell’ “effetto cocktail party” in cui Cherry nel 1953 rilevò la capacità di un individuo di focalizzarsi su una conversazione a cui è interessato anche in presenza di altre conversazioni o rumori di fondo. Da ciò la dimostrazione che è possibile selezionare uno stimolo tra tanti se lo riteniamo interessante e ci dà anche l’idea del perché ci giriamo in maniera automatica quando si sente pronunciare il proprio nome.

L’attenzione è fondamentale affinché possiamo portare a consapevolezza ciò che ci viene dall’ambiente esterno per cui è sempre necessaria una certa dose di volontarietà per attivare il processo attentivo.
Numerosi sono i fenomeni che possono influenzare il processo di attenzione: la cecità da disattenzione, ad esempio è l’esatta dimostrazione di quanto per la percezione cosciente sia necessaria l’attenzione. Infatti un soggetto concentrato su un compito “non vedrà” qualsiasi altro stimolo capiterà davanti ai suoi occhi. Sarà incapace di notare qualsiasi cambiamento saliente che sarebbe normalmente percepito. Va considerato anche il fatto che nonostante crediamo che normalmente non ci sfugga nulla, in realtà non basta essere sottoposti agli stimoli per essere consapevoli di ciò che ci circonda. Questo fenomeno ha il suo corrispettivo anche a livello uditivo e le due modalità possono essere correlate fra loro influenzandosi vicendevolmente.

Il fenomeno è interessante perché il cosiddetto ‘inattentional blindness’ scoperto da Mack e Rock nel 1988 si basa sul fatto che una carenza di attenzione nei confronti di ciò che è inatteso provoca un errore percettivo secondo il quale non vengono notati elementi inattesi anche se attraversano il campo visivo, anche quando sono eclatanti, potenzialmente importanti e compaiono là dove è fisso lo sguardo. Alla base di questo fenomeno ci sarebbe prima ancora della disattenzione “una percezione alterata della realtà”.

A questo punto è utile focalizzarsi sulla percezione. Essa rappresenta uno dei processi cognitivi della mente umana e come tale ci permette di conoscere la realtà intorno a noi. Attraverso questo processo l’essere umano scopre cose sempre nuove intorno a sé ed allo stesso tempo elabora le informazioni che gli arrivano. La nostra mente a seguito degli stimoli in ingresso mette in atto una forma di interpretazione degli stessi.
La percezione di cosa c’è fuori della nostra mente non è una passiva rappresentazione della realtà ma la conseguenza di un lavoro del nostro cervello. Per “vedere” ciò che percepiamo e necessario comprenderlo, altrimenti non lo vedremo.
Quindi, a conti fatti, la percezione ricopre un importante ruolo nei processi di attenzione e percezione per affrontare la vita di tutti i giorni. La capacità di percepire stimoli e compiti di diverso tipo può influire su di esse portando a commettere errori di valutazione e quindi comportamentali. Siamo portati ogni giorno a confrontarci con innumerevoli informazioni che arrivano a noi da parti e con impatti diversi. Il multievento è gestibile ma solo se siamo costantemente e profondamente concentrati su ciò che stiamo facendo: un compito, una prova sportiva, un lavoro, ecc.; è importante focalizzarsi su un unico stimolo e riuscire ad ignorare tutto il resto affinché si posano gestire più eventi ed allenare la concentrazione. Saper gestire i propri livelli di concentrazione influisce fortemente sulla vita di tutti i giorni ed in alcuni casi rappresenta la differenza tra riuscire o non riuscire in un obiettivo che ci siamo prefissati.

Concentrarsi, o meglio allenare la capacità di concentrazione non è facile; si tratta di un’abilità che in quanto tale è condizionata dal proprio stato emotivo e pertanto può essere migliorata. Essa va preservata attraverso il controllo e la gestione degli stimoli esterni associati alle caratteristiche interne.
Le cose che intaccano maggiormente le capacità di concentrarsi sono molteplici; ad esempio alcune abitudini comportamentali come quelle di distrarsi facendo altro durante l’esecuzione di un compito. Pensiamo, ad esempio, a quanto oggi sia diffusa la tendenza a passare da un compito all’altro mentre si fa qualcosa (leggere mail, parlare al cellulare, conversare sui social network).

L’organizzazione del tempo è un altro tallone di Achille nelle capacità di concentrazione. Infatti, per tutti il tempo è una risorsa che può sembrare limitata, ma se adeguatamente organizzato e soprattutto se realmente percepito può dimostrarsi un ottimo alleato. L’organizzazione temporale deve essere fatta in maniera tale da svolgere un singolo compito per volta dedicando ad esso il tempo utile e necessario, evitando di “filtrarlo” con l’emotività; ad esempio dare più tempo ad un’attività solo perché ci piace di più, a meno che ciò non si maggiormente vantaggioso.

Ecco, è proprio il concetto di emotività a tenere banco nella concentrazione: paura, ansia, preoccupazione, senso di inadeguatezza, agiscono fortemente sui livelli di attenzione perché a livello inconscio viviamo uno stato di allerta, pronti a reagire a qualcosa che siamo convinti ci capiterà di lì a poco e quindi i nostri livelli di concentrazione inevitabilmente calano. Entrare in uno stato di relax, attivare emozioni positive senz’altro ci aiuta a concentraci.
L’attività fisica e mentale sono strettamente correlate, così come il riposo. Dormire male, non staccare mai la spina aumentano i livelli di stress sia fisico che mentale e la stanchezza è il nemico numero 1 della concentrazione. Dedicarsi del tempo durante la giornata (magari a metà) per fermarsi a meditare, rallentare i ritmi, riposare abbastanza e meglio senz’altro influiscono sulle capacità di concentrazione.

Infine è importante imparare a gestire gli innumerevoli input che ci giungono dal mondo esterno dando ad ognuno di essi il giusto grado di attenzione. Infatti non a tutto ciò che ci proviene dal mondo esterno è importante dare attenzione, soprattutto quando siamo impegnati a svolgere un impegno importante nella nostra vita.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
Corso Europa, 12 - Frattamaggiore (NA)
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