Ansia, rabbia e depressione cercando di essere cordiali su Whatsapp

L’uso eccessivo di Whatsapp è in grado di scatenare tutti i principali disturbi mentali legati all’umore.

Comprendere il meccanismo distruttivo alla base di questa affermazione è molto semplice. Pensate alle più classiche delle dinamiche comunicative. Per esempio fare gli auguri di Natale. Moltiplicate questa semplice comunicazione per il numero enorme di contatti presenti nella vostra rubrica. Ora accavallate i momenti degli auguri, cioè mentre fate gli auguri a qualcuno vi arrivano gli auguri di qualcun altro e voi dovete rispondere anche a lui. Tutto questo non avviene di persona ma a distanza, quindi magari stavate pure facendo altro e siete stati interrotti.

Bene ma non benissimo.

 

La depersonalizzazione della comunicazione

Tenersi in contatto è una cosa, comunicare è un’altra. I social, e anche Whatsapp, sono ottimi strumenti per tenersi in contatto. Non perdersi di vista, restare pressapoco informati su cosa fa un vostro vecchio amico, organizzare una rimpatriata, tutte queste cose si risolvono benissimo sui social. Ma l’affetto no. Per trasmettere emozioni non basta una emoticon. Né una gif né un messaggio vocale. Per trasmettere emozioni serve il calore della presenza.

 

La follia comunicativa introdotta da Whatsapp

Whatsapp ha introdotto nelle dinamiche comunicative degli elementi di pura follia che a lungo andare indeboliscono la nostra intelligenza emotiva.

 

#1 La risposta in differita

Chiedo. Dopo mezz’ora di “sta scrivendo” mi arriva un “ok”.

Il silenzio dell’attesa aumenta l’aspettativa. L’aspettativa dopo viene frantumata dalla pochezza della risposta. Nella vita reale ho moltissime armi per difendermi da questo pericolo. Posso studiare il linguaggio non verbale, posso incalzare il mio interlocutore con delle domande, posso decidere di non aspettare la risposta se giudico il tempo di attesa troppo lungo. Su Whatsapp no, sono costretto a digerire tutto.

 

#2 I gruppi iperattivi

Ci sono gruppi Whatsapp capaci di agitare anche il più calmo degli uomini. Gruppi composti da cinque sei persone (o anche più) dove tutti, quando vogliono, scrivono di cose a caso. Il risultato è un flusso continuo di informazioni trascurabili che pervade le tue giornate, come farebbe una psicosi.

Inoltre, corri anche il rischio di passare per antipatico se non rispondi per tempo. La tensione di essere sempre disponibile è lacerante per il benessere e causa gravi sensazioni d’ansia.

#3 La confusione di intimità tra i contatti

Nel mondo reale le persone che conosciamo non sono tutte uguali. Alcune sono più importanti di altre e probabilmente le persone più importanti sono quelle a cui dedechiamo più tempo.

Whatsapp crea un po’ di confusion in questo. Per esempio quando il giorno di Natale decido di mandare in giro un po’ di auguri, escluse le persone che ho visto di persona, mi resta una lista quasi infinita di contatti a cui posso decidere di scrivere. Seleziono quelli più importanti e scrivo una serie di messaggi tutti uguali (sono troppi per personalizzarli) riducendo così la complessità dei miei affetti a una formula standard di auguri (o con pochissime variazioni).

A quel punto si perde la definizione delle cerchie di intimità.

 

#4 L’obbligo di comunicare

La più grande colpa di Whatsapp è averci obbligato a essere sempre disponibili per gli altri. Ma se veramente obbedissimo a questa necessità finiremmo ansiosi, arrabbiati e depressi. Dobbiamo imparare ad accettare che si può visualizzare senza rispondere. Non è mica una prigione. Chi l’ha detto che se leggo qualcosa devo rispondere per forza. Magari in quel momento semplicemente non mi va o sto facendo altro.

Questo è molto importante. Fatevi un regalo, visualizzate senza rispondere.

 

#5 Tante comunicazioni in comtemporanea

Fin dalle elementari ci insegnano che si parla uno alla volta. Whatsapp non rispetta necessariamente questa norma del buon senso e spesso accavalla le discussioni con più persone rendendo molto stressante seguire il filo logico di ciascuna.

Purtroppo, scegliere a quale chat dare priorità può generare pesanti conflitti. Perché una e non l’altra. A volte non c’è nessun motivo oggettivo o emotivo per scegliere.

 

#6 La comunicazione è più fredda

Molte persone quando scrivono in chat hanno la percezione di sembrare arrabbiate anche se in verità sono molto tranquille. Allora farciscono la conversazione di emoticon. Serve più a sé che alla comunicazione.

Puntini e parentesi non potranno mai sostituire un sorriso vero.

 

 

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Francesco Boz

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