3 ragioni per smettere di paragonarti agli altri

Sono meglio io o lui? – Una domanda del genere può rovinare una vita. Nonostante il pericolo di paragonarti agli altri, sembra sia in atto una congiura per obbligarti a farlo.

Fin da piccolo i tuoi genitori usavano il tuo compagno di classe, quello bravo, come modello ed esempio a cui dovevi aspirare.

Crescendo la faccenda non è cambiata molto, gli insegnanti ordinavano i compiti in classe dal voto più alto fino a quello più basso e vi chiamavo uno dopo alla cattedra, ogni test era una classifica.

Nella vita privata ti è andata anche peggio quando la tua fidanzata ti ha suggerito di comportarti come il ragazzo della sua amica. E ringrazia che non ti ha paragonato al suo ex, esiste anche questo genere di stupido cinismo.

Non potevi resistere a tanta pressione sociale, così negli anni anche tu hai imparato a paragonarti agli altri. Al lavoro, nello sport, nelle relazioni e in qualsiasi cosa sei sempre pronto a misurare il tuo valore relativo. È diventato addirittura l’unico parametro valutativo delle tue azioni, come se non esistesse nulla di assoluto in quello che fai.

Questa deriva del pensiero è molto pericolosa. Può causare ansia, depressione, calo motivazionale, diminuzione dell’autostima, problemi nel sonno e irritabilità.

Il problema è molto semplice. Tu non puoi controllare cosa fanno gli altri, puoi agire solo su te stesso.

Paragonarti agli altri fa perdere ogni valore a quello che fai e tu finisci per delegare il tuo benessere psicofisico all’esterno.

La prossima volta che sarai tentato di guardare l’erba del vicino pensa a queste 3 cose.

paragonarti agli altri

#1 La perfezione non esiste.

Non siamo dei robot, quando giudichiamo qualcosa o qualcuno sbagliamo sempre. O meglio, indoviniamo alcune cose e ne falliamo altre.

A volte ci capita di osservare la vita di qualcuno che ci sta vicino e ci sembra perfetta. Il suo lavoro va bene, ha una bella famiglia, tanti amici, ci paragoniamo a lui e vorremmo essere come lui.

La verità è che di lui conosciamo solo quel poco che riusciamo a vedere. Solo quel poco che lui ci lascia vedere. Dietro forse nasconde un dolore che nemmeno immaginiamo. Forse un osservatore esterno chiamato a giudicare la tua e la sua vita, avendo accesso a tutti gli elementi oggettivi ti farebbe vincere. Ma questa vittoria ipotetica dimostra solo quanto sia inutile paragonarti agli altri. Perché in questo modo ti confronti non con loro, ma con alcuni elementi della loro vita che hai scelto di invidiare. Ovvio che poi perdi.

 

#2 Ciò che conta è il percorso.

L’errore è guardare il risultato. Quando vedi un uomo arrivato pensi che vorresti essere nella sua situazione. Invece dovresti chiederti se vorresti cambiare la tua vita con la sua. Perché il successo degli altri ci arriva pulito di tutto il sudore fatto per conquistarlo. Un attore non è quello che fa una sfilata sulla passerella di Cannes, è quello che passa le notti insonne a studiare la parte, quello che assume ansiolitici per parlare in conferenza stampa, quello che ha mandato a monte decine di relazioni a causa del suo narcisismo.

Quello che conta non è il risultato, il risultato è una medaglia da mostrare agli altri. Quello che conta davvero è il percorso per arrivare, perché quel percorso è la tua vita.

Ma il percorso è qualcosa di privato che non si può paragonare a quello di un altro, perché ogni vita è diversa.

#3 La vita è ingiusta.

A parità di impegno, capacità, fatica, talento, c’è sempre uno che vince e c’è sempre uno che perde. La vita è ingiusta, non può far vincere entrambi. Ma la vita è talmente ingiusta che a volte fa vincere chi meno se lo merita.

Inutile recriminare la sorte, si sa che la fortuna è cieca. E quando guardi un altro sei un po’ cieco anche tu. Nel senso che lo scegli a caso e a volte ti va bene altre volte ti va male.

Bisognerebbe avere l’onestà intellettuale per capire che le cose non sempre vanno come dovrebbero, e che della fortuna degli altri, non ci si dovrebbe curare.

 

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Francesco Boz

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